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Confagricoltura: la paura per gli Ogm viene dalla non conoscenza

I cittadini percepiscono come minacce per la salute, la qualità dell’aria (39,1% degli intervistati), i mutamenti del clima (24,4%), i virus e le pandemie (23,8%), e solo più di un italiano su dieci vede come rischio la diffusione dei cibi Ogm (11,7%). Il dato emerge da un sondaggio dell’Osservatorio Scienza e Società, presentato a Venezia in occasione della Sesta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza. Gli scienziati a congresso hanno invitato «a ripensare con maggiore realismo il ruolo dell’informazione sui temi della salute».

Per quanto riguarda i dati sullo “spettro Ogm” Confagricoltura pone in evidenza il collegamento, che emerge dal sondaggio, tra percezione del pericolo biotech per la salute e grado di istruzione degli intervistati; i laureati sono meno allarmati della media dalla potenziale diffusione di cibi Ogm (che tra di loro preoccupa solo il 4,9%).

Insomma la “paura” viene dalla non conoscenza. E Confagricoltura cita anche un’indagine condotta da Ispo da cui emerge che il 40 per cento degli Italiani non conosce il significato esatto della parola Ogm. Tra i giovani di età compresa tra 18 e 24 anni questa percentuale sale addirittura al 70%.

Ogm

Ogm: in Italia si utilizzano i semi pericolosi che sono proibiti in Francia e Germania

Marini (Coldiretti) chi guadagna dalla polenta ogm ?

In Italia si sta tentando di autorizzare la coltivazione di semi geneticamente modificati (Ogm) che sono stati proibiti in Francia e Germania dove addirittura, dopo alcuni anni di coltivazione, nell’aprile 2009 il mais MON 810 è stato vietato a seguito di nuove acquisizioni circa gli effetti negativi sull’apparato intestinale, sugli organismi del terreno e sulla dispersione del polline, con contaminazioni derivanti dalla impollinazione incrociata tra coltivazioni transgeniche e non. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che la proposta della polenta ogm è la conferma che il vero approccio ideologico è rappresentato da coloro che forzano la coltivazione anche quando nessuno la vuole o è considerata persino pericolosa.

C’è da chiedersi chi ci guadagna – ha sottolineato Marini – che parla di grande truffa ai danni degli agricoltori e dei consumatori, alla quale la maggiore organizzazione agricola italiana si opporrà con una serie di iniziative tra le quali il referendum previsto dalla legislazione, in riferimento alla decisione del Consiglio di Stato del 19 gennaio scorso con la quale si è richiesto al Ministero delle Politiche Agricole di concludere il procedimento di istruzione e autorizzazione alla coltivazione di mais MON 810 geneticamente modificato.


L’opposizione alla coltivazione di questo tipo di mais transgenico da parte della Germania dopo alcuni anni di coltivazione segue lo stop già venuto da Francia, Austria, Ungheria, Lussemburgo e Grecia. D’altra parte – ha continuato la Coldiretti -, il fatto che la superficie coltivata a mais transgenico in Europa rappresenti meno dell’uno per cento di quella totale, nonostante siano passati dodici anni dal suo arrivo nei campi dell’Ue, conferma che questo tipo di coltura non ha gli effetti miracolosi che gli vengono attribuiti dai favorevoli al transgenico.

Peraltro i dubbi del mondo scientifico – ha riferito la Coldiretti – si sono moltiplicati proprio sul mais MON 810 che è finito la scorsa settimana nel mirino di uno studio della rivista scientifica francese International Journal of Biological Sciences, la quale ha messo in dubbio l’attendibilità dei dati utilizzati per l’approvazione all’utilizzo di queste e di altre due varietà di granturco Ogm attualmente in commercio, evidenziandone i possibili effetti negativi sulla salute.

L’autorizzazione al mais transgenico – ha rilevato la Coldiretti – andrebbe a scontarsi con il diritto degli agricoltori a mantenere le proprie coltivazioni ogm-free, non essendo ancora stato definito il piano di coesistenza, senza dimenticare l’assoluta contrarietà dei consumatori italiani i quali ritengono che i prodotti alimentari contenenti organismi geneticamente modificati siano meno salutari rispetto a quelli tradizionali.

Sulla base dei risultati dell’ultima indagine annuale Coldiretti-Swg “Le opinioni di italiani e europei sull’alimentazione”, il 72 per cento dei cittadini italiani che esprimono una opinione ritiene che i prodotti alimentari contenenti Organismi geneticamente Modificati siano meno salutari rispetto a quelli tradizionali.

Audizione al Senato sugli OGM

AUDIZIONE AL SENATO SUGLI OGM. CONFAGRICOLTURA: SERVE UNA NORMATIVA PER LA SPERIMENTAZIONE E LA COESISTENZA

In Italia ancora non esiste alcuna normativa che permetta la sperimentazione in pieno campo e la coesistenza tra colture OGM e convenzionali. Lo ha evidenziato il componente della giunta di Confagricoltura, Andrea Vergati, in occasione dell’audizione al Senato di oggi, mettendo in evidenza che i relativi provvedimenti sono bloccati da tempo. E ciò è avvenuto nonostante che sulla sperimentazione si sia già perfezionata da novembre un’intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Malgrado le campagne di sensibilizzazione anti OGM, in Europa e in Italia già si utilizzano prodotti di queste colture. Di fatto – ha ricordato il rappresentante di Confagricoltura – il 70% della soia ed un quarto del mais prodotti a livello mondiale sono Ogm, e l’Italia importa il 92% di soia e l’11,5% di mais. Quest’anno, peraltro, l’ importazione di mais potrebbe aumentare considerevolmente.

“Il perdurare del vuoto legislativo e della chiusura alla coltivazione di sementi OGM, nonché alla sperimentazione, non fermano l’ importazione di prodotti transgenici – ha detto Andrea Vergati -. Solo gli agricoltori sono penalizzati da questo stato di cose, poiché non possono competere con i minori costi dei produttori dei Paesi Terzi, e anche europei, dove è ammessa la coltivazione degli OGM. La situazione venutasi a creare in Italia lascia ancora più perplessi alla luce dei pareri dell’Agenzia della Sicurezza Alimentare Europea (EFSA), che ha più volte ribadito che i prodotti OGM non presentano pericoli per la salute umana e per l’ambiente”.


Durante l’indagine conoscitiva del Senato Confagricoltura ha ricordato che autorevoli scienziati e ricercatori sono dell’avviso che la coesistenza tra coltivazioni convenzionali e transgeniche, sia possibile.

“Non si può vietare una nuova tecnologia solo sulla base di una generica valutazione di convenienza economica per il nostro sistema agro-alimentare – ha sostenuto il rappresentante di Confagricoltura -. Una valutazione, invece, che spetta ai singoli imprenditori, una volta che un’innovazione viene autorizzata”.

Il blocco o i vincoli imposti alla ricerca scientifica, impediscono all’Italia di rimanere al passo con gli altri Paesi e di prepararsi ad un ruolo da protagonista nelle sfide che dovranno essere affrontate nei prossimi anni: cibo, acqua, energia.

Su questi temi Confagricoltura ha promosso e organizzato, il prossimo 15 luglio, a Roma il convegno “Scienza e agricoltura”, che si soffermerà, in particolare, sul rilancio della ricerca per il settore agricolo.