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Il settore agricolo è quello che resiste meglio alla crisi

Per quanto riguarda il PIL è l’agricoltura il settore più resistente alla crisi (- 1,6 % annuo)

Con una riduzione dell’1,6 per cento del valore aggiunto reale su base annua è l’agricoltura a dimostrare, tra i diversi settori, la maggiore tenuta nei confronti della crisi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi al primo semestre del 2009, in riferimento ai dati Istat sull’andamento del Pil in Italia.

A incidere sul calo del valore aggiunto agricolo è stata – sostiene la Coldiretti – la discesa del 5 per cento della produzione totale agricola nel secondo trimestre del 2009 per effetto di una forte contrazione delle coltivazioni vegetali del 7 per cento e di un calo del 3,3 per cento nelle attività di allevamento nel secondo trimestre dell’anno. Ma soprattutto – precisa la Coldiretti – hanno inciso le pesanti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che hanno provocato un calo dei prezzi agricoli del 16 per cento a giugno mentre sugli scaffali c’è stato un aumento dell’1,4 per cento dei prezzi di vendita al consumo dei beni alimentari.

Una situazione che non ha permesso al settore di cogliere i primi segnali di ripresa che vengono dalla tavola con le quantità di prodotti alimentari acquistati dalle famiglie italiane che – conclude la Coldiretti – fanno segnare un incoraggiante aumento dell’1,5 per cento nel semestre del 2009 dopo il calo che si era verificato lo scorso anno.

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Contro le emergenze Confagricoltura lancia un fondo nazionale anticrisi

 

Contro le emergenze Confagricoltura lancia un fondo nazionale anticrisi

IL PROGETTO PRESENTATO IN EMILIA-ROMAGNA DAL PRESIDENTE VECCHIONI INTERVENENDO SUL CROLLO DEL MERCATO DI PESCHE E NETTARINE

Un fondo nazionale anticrisi per l’agricoltura italiana firmato Confagricoltura. L’annuncio è stato dato dal presidente nazionale di Confagricoltura, Federico Vecchioni, in occasione di un incontro con il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, e l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni sulla grave crisi in cui versa il comparto delle pesche e nettarine.

“Non chiediamo aiuti, ma una politica che ci alleggerisca dai vincoli burocratici e confermi il peso dell’ agricoltura nelle scelte economiche e politiche del Paese”, ha detto il presidente Vecchioni.

L’obiettivo del fondo nazionale anti-crisi, annunciato oggi e di cui Confagricoltura intende verificare la fattibilità entro l’estate, è diventare un volano continuo di risorse pronte ad essere attivate di fronte all’emergenza di qualsiasi comparto agricolo.

“L’idea di Confagricoltura è costituire un fondo privato che avrà come protagonisti imprese e soggetti finanziari. Alla politica chiediamo solo gli strumenti per competere ad armi pari con la concorrenza internazionale”, ha sottolineato il presidente di Confagricoltura.

Relativamente al mercato delle pesche e nettarine – duramente colpito da sovrapproduzione rispetto alla domanda nazionale ed estera (dal primo giugno le quotazioni si sono ridotte tra il 42 e il 53% a seconda della tipologia di prodotto) – Confagricoltura reagisce lanciando alcune proposte concrete a partire dall’Emilia-Romagna, regione al primo posto a livello nazionale nel settore con il 35% della produzione nazionale di pesche e nettarine. Nell’incontro con il presidente della Regione Errani il numero uno di Confagricoltura, Vecchioni, ha presentato una serie di proposte elaborate in collaborazione con Confagricoltura Emilia-Romagna.


Le proposte

CONFAGRICOLTURA propone le seguenti contromisure da attuare subito per poter riequilibrare in maniera strutturale il comparto:

favorire le operazioni di ritiro da parte delle Organizzazioni di Produttori nell’ambito dei rispettivi Programmi Operativi anche per l’utilizzo a fini energetici;
prevedere un aiuto di Stato de minimis di 700 euro/ha sino al livello massimo consentito;
prevedere una collocazione immediata della produzione tramite accordi con la Grande Distribuzione Organizzata, che oggi veicola il 52% di frutta fresca, incentivando la vendita del prodotto – a condizioni concordate tra rappresentanze degli agricoltori e della GDO – in maniera da consentire uno smaltimento rapido del prodotto sul modello di accordo sottoscritto in Emilia-Romagna dall’assessorato all’Agricoltura e la GDO.

In prospettiva occorre:

procedere ad una reale riduzione degli oneri contribuitivi e fiscali a carico delle imprese agricole datoriali di lavoro;
assicurare le risorse per il finanziamento dell’assicurazione agevolata tramite il Fondo di Solidarietà Nazionale;
investire in promozione per incentivare i consumi interni e la domanda estera;
prevedere nell’ambito della politica agricola comunitaria una strumentazione adeguata per fronteggiare le crisi ormai sempre più ricorrenti in una situazione di instabilità dei mercati;
favorire la ricerca e gli investimenti anche in impianti ed attrezzature per variare l’offerta in termini di varietà e di calendari ma anche per aumentare la durata del prodotto ampliando il periodo di offerta;
incentivare la programmazione delle produzioni e la diversificazione dei prodotti finali.

“L’impegno è quello di superare il momento difficile – ha detto Vecchioni – ma senza dimenticare che la soluzione a questi problemi è strutturale e passa anche attraverso una migliore organizzazione dell’offerta ed una più incisiva azione sui mercati italiani ed esteri incentivando la domanda”. Pena un’inevitabile declino delle produzioni e del comparto.

Dati-chiave

L’Italia è il secondo produttore mondiale di pesche e di nettarine dopo la Cina che da sola copre il 46% dell’offerta mondiale. Quattro sono i Paesi che superano il milione di tonnellate di produzione – Cina, Italia, Spagna e Usa – e che, da soli, rappresentano quasi il 70% della produzione mondiale.

Le previsioni di produzione a livello europeo per il 2009 vedono un aumento generalizzato rispetto all’anno precedente delle produzioni di pesche e nettarine. In particolare l’aumento medio di produzione è del 4% tra il 2009 ed il 2008 ed il 6% tra il 2009 e la media 2003-2007. Inoltre, il particolare cambiamento climatico registrato nei mesi scorsi ha determinato un ritardo dei raccolti che si sono sovrapposti creando una congestione dell’offerta.

 

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Latte fresco: la crisi colpisce quello di qualità

Latte fresco: la crisi colpisce quello di qualità

Crollano le vendite di latte fresco di alta qualità dell’ 8,22% nei primi quattro mesi del 2009. Lo segnala Confagricoltura, mettendo in evidenza andamenti regressivi del 3,41% nel 2007, del 5,12% nel 2008. Un dato che preoccupa gli imprenditori agricoli anche se, di contro, è accompagnato dalla crescita delle vendite del latte fresco (+5,67% nel quadrimestre 2009).

Molte, ad avviso di Confagricoltura, le cause che portano ad una disaffezione del consumatore. In primo luogo la crescita delle vendite nella GDO, in particolare nei discount, del prodotto a più contenuto costo unitario, ma a minore valenza qualitativa.

“Alta qualità – ricorda Confagricoltura – non è uno slogan, ma una precisa categoria merceologica. I requisiti necessari affinché il latte fresco pastorizzato sia definito di alta qualità sono così rigorosi che solo le aziende tecnologicamente più avanzate e sottoposte a severi controlli sono in grado di proporre questo tipo di latte”.

Per Confagricoltura occorre sensibilizzare il consumatore ed indirizzarlo sul prodotto di alta qualità che è sicuramente proveniente da “allevamenti italiani”; e che nasce dall’impegno, anche economico, dei produttori e della filiera a fornire un latte che oltre a salubrità e sapore ha caratteristiche nutrizionali particolari (con contenuto di proteine di 32 gr. di proteine/litro contro i 28 grammi per quello destinato al latte fresco pastorizzato).