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Nonostante tutto l’agricoltura ha retto nel 2008

CONFAGRICOLTURA RAPPORTO ANNUALE ISTAT: NONOSTANTE TUTTO L’AGRICOLTURA HA RETTO NEL 2008. L’ANNO 2009 ALL’INSEGNA DELL’INCERTEZZA

Il Rapporto Annuale Istat sulla situazione del Paese pone in evidenza come nel 2008 si sia registrato un calo dell’attività in tutti i principali settori, ad eccezione di quello agricolo, che ha segnato una variazione positiva dopo tre anni di consistente flessione. Lo rileva Confagricoltura che sottolinea come l’ agricoltura italiana sia andata meglio di quella europea (+2,4 % il valore aggiunto dell’agricoltura italiana, + 1,8% quella dell’agricoltura dei Paesi UEM- Unione Economica e Monetaria).

Un dato importante che registra – commenta Confagricoltura – la tenuta del settore primario nel 2008; tenuta che però rischia di essere compromessa nell’anno in corso dove si avvertono fortemente i segnali della crisi, soprattutto in alcuni settori importanti, come quelli delle produzioni cerealicole, del vino ed in particolare delle produzioni zootecniche (dove non è garantita alle imprese una sufficiente redditività).


Con le scarpe sporche di terra. Un anno di rinascimento agricolo

Parla il Ministro Luca Zaia: “In Italia c’è una multinazionale formata da più di 1.700.000 aziende agricole, che ci assicura qualità e sicurezza alimentare. Questa è l’unica multinazionale che mi sta a cuore e a cui va il mio ringraziamento: la multinazionale dei contadini. Stiamo lavorando perché la qualità che queste realtà produttive ci garantiscono ogni giorno – di cui sono segno tangibile i 4.500 prodotti tipici italiani e le 177 DOP e IGP certificate a livello europeo – riceva il giusto riconoscimento e sia adeguatamente remunerata; e posso garantire che l’ agricoltura è oggi al centro dell’agenda politica di questo Governo, come dimostrano i tanti interventi effettuati per modernizzare questo settore.

Attualmente ci troviamo a dover fronteggiare alcune sfide salienti. Una di queste è la crisi finanziaria scoppiata alcuni mesi fa: pur trattandosi di un fenomeno che ha sconvolto gli assetti internazionali, essa si è rivelata anche una occasione preziosa per un ripensamento complessivo dei nostri modelli economici. Ci ha permesso, infatti, di riportare al centro del dibattito, nazionale ed internazionale, i valori dell’agricoltura e dell’economia reale, da contrapporre ai simulacri valoriali imposti per troppi anni dall’economia virtuale, con la speculazione finanziaria, e non solo, a farla da padrone.

L’altro fronte che ci ha visti impegnati in prima linea è stato il confronto negoziale con l’Unione europea. Fin dall’inizio del mandato ministeriale, il principio guida è stato quello di fare di Bruxelles una seconda casa, senza delegare ai funzionari il delicato compito di far sentire la voce dell’Italia. L’Ue è innanzitutto il luogo in cui si incrociano interessi nazionali diversi, e per far valere i propri bisogna sedersi al tavolo della trattativa, bisogna esserci. Noi ci siamo stati, e grazie a questa presenza abbiamo portato a casa dall’Europa oltre 4 miliardi e 300 milioni di euro, da investire in innovazione, qualità ed aggregazione, e in misure per favorire il ricambio generazionale e il ritorno dei giovani alla terra. I fondi assegnati – è questo il nostro appello all’Europa – devono essere destinati agli agricoltori veri, non a chi di agricoltura non vive.

Un’altra sfida importante per noi è la lotta alla contraffazione e alla concorrenza sleale: un tema che riguarda da vicino la nostra agricoltura, espressione di una sapienza produttiva di lunghissima tradizione. Per difenderla, bisogna innanzitutto combattere ogni forma di frode alimentare, che minaccia la sicurezza dei cittadini e attenta al nostro patrimonio agroalimentare. Già oggi il nostro export vale 24 miliardi di euro, e continua a crescere, con un ritmo del 13 per cento a livello europeo e dell’11 per cento nei Paesi extra-Ue; senza l’agro-pirateria, varrebbe 60 miliardi di euro. I nostri prodotti sono i più imitati, perché sono sinonimo di qualità; tuttavia, non possiamo accettare che su dieci prodotti venduti come italiani, nove non lo siano. Dobbiamo impegnarci per riconquistare questi spazi di mercato all’estero.

Per questo la nostra filosofia è quella della tolleranza zero – anzi, tolleranza doppio zero – verso chi commette le frodi, attivando una più fitta rete di controlli anche attraverso accordi internazionali. Il mio impegno personale è stato, fin dall’inizio, quello di incrementare le attività di controllo, promuovendo tra l’altro una maggiore sinergia tra le diverse forze dell’ordine. Da settembre dello scorso anno, sono state portate a termine 23 maxi-operazioni di sequestro di prodotti scaduti, in cattivo stato di conservazione o di cui nessuno sapeva l’origine né il contenuto. Abbiamo effettuato controlli anche nelle realtà più impensate, sequestrando ad esempio oltre 140 tonnellate di falsi pomodori San Marzano, oppure 174 tonnellate di pesce spacciato per un prodotto della nostra acquacoltura e che invece proveniva dalla Cina. Oppure le oltre 50 tonnellate di latte in nero sequestrate dalle nostre forze dell’ordine, provenienti anche dalla Germania.
Altra priorità è il confronto con il mercato. Crediamo nella forza del libero mercato, ma siamo anche convinti del fatto che non possiamo costringere i nostri agricoltori a confrontarsi con i costi di produzione di Paesi con modelli agricoli arretrati di decenni rispetto al nostro. I costi di produzione sono anche il segno della qualità e della sicurezza di un sistema produttivo.

Attualmente i prezzi sul mercato sono spesso inferiori ai prezzi alla produzione, come dimostra il caso dell’ olio extravergine di oliva, venduto a meno di due euro al litro, o del latte, che ha un prezzo di produzione che supera i 34 centesimi al litro ma che sul mercato italiano, spesso provenendo dall’estero, si trova a 18-22 centesimi al litro.
Siamo inoltre convinti che occorra intervenire per razionalizzare la filiera agroalimentare e ridurre i passaggi di mano, uno dei fattori che contribuiscono a far lievitare i prezzi al consumo senza però migliorare i redditi degli agricoltori.
Peraltro, accorciare la filiera e privilegiare il consumo di prodotti del territorio avrebbe ricadute positive sull’ambiente, in termini di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni inquinanti causate dai trasporti di lunga distanza.
Basti pensare che prima di raggiungere il consumatore finale ogni prodotto compie in media 2500 km, e che per ogni caloria alimentare se ne consumano sette per il trasporto del cibo.

Incentivare il consumo di prossimità significa contribuire alla creazione di una filiera tutta italiana, dove ogni passaggio sia riconoscibile e trasparente. Stiamo lavorando per rispondere ad una grande esigenza espressa sia dai consumatori che dai produttori: rendere tutti i prodotti tracciabili e tutte le etichette trasparenti, a favore di un consumo realmente consapevole. Grazie all’impegno italiano, dal 1° luglio 2009, i consumatori potranno finalmente conoscere, ad esempio, l’origine dell’olio che consumano. Crediamo in un ampio progetto di rilancio del made in Italy, che passi innanzitutto attraverso il nostro disegno di legge per il rilancio della competitività del settore agroalimentare, che prevede, tra le altre cose, l’obbligatorietà dell’etichetta sui prodotti agroalimentari. Con questo disegno di legge viene sancito un patto forte tra produttori, trasformatori e consumatori, che saranno chiamati a stabilire per quali prodotti dovrà essere obbligatorio e in che termini indicare l’origine in etichetta. Dobbiamo comunque confrontarci sempre anche con la grande distribuzione organizzata.

Stiamo lavorando fin dal giorno dell’insediamento per inaugurare una nuova stagione, nella quale la trasparenza delle informazioni a disposizione dei cittadini sia allo stesso tempo un valore aggiunto e una grande opportunità per le aziende, nonché un decisivo criterio di scelta per i consumatori. A questi ultimi intendiamo dare tutti gli strumenti necessari per orientarsi in un mercato difficile e avere così un ruolo attivo di “giurato della qualità” dei prodotti che intenderà acquistare.”

Luca Zaia

› Instant Book: “Un anno di rinascimento agricolo” (PDF, 2.56 MB)


G8: MARINI (COLDIRETTI), HA VINTO IL MODELLO AGRICOLO ITALIANO

Ha vinto il modello agricolo italiano per una agricoltura forte e sicura che sappia rispondere ai bisogni dei consumatori di ogni parte del mondo. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare l’accordo raggiunto al vertice G8 agricolo.

Siamo soddisfatti del fatto che sono state accolte le proposte del G8 Farmers Meeting organizzato dalla Coldiretti sulla necessità di combattere le speculazioni finanziarie e le distorsioni dei prezzi dal campo alla tavola migliorando l’efficienza della filiera agroalimentare, a difesa – sottolinea Marini – dei redditi delle imprese e del potere di acquisto dei cittadini nei paesi ricchi ed in quelli poveri.

Centralità dell’agricoltura nelle agende internazionali, investimenti pubblici e privati per sostenere il settore, una migliore gestione degli stock delle materie prime, regole certe nel commercio internazionale, produzione sostenibile di energia rinnovabile e meccanismi adeguati per la gestione dei rischi e delle crisi di mercato sono gli impegni contenuti nel documento che – continua Marini – abbiamo sostenuto con convinzione.

E’ molto importante infine – conclude Marini – l’impegno per combattere il dramma della fame che colpisce un miliardo di persone e per favorire la crescita delle agricolture dei paesi meno sviluppati anche attraverso la lotta al nuovo colonialismo che si manifesta attraverso l’acquisto o il leasing dei terreni agricoli. Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Arabia Saudita e Cina per garantirsi l’approvvigionamento alimentare di fronte alla crisi mondiale hanno acquistato nel 2008 terreni in paesi poveri per una estensione pari a 7,6 milioni di ettari, piu’ della metà della superficie agricola coltivata in Italia.