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Progetto per sostenere l’agricoltura antimafia e bio.

Sicilia. ?Adotta una vite?, un progetto per sostenere l’agricoltura antimafia e bio.

“Adotta una vite” è un progetto a sostegno della Cooperativa “Lavoro e non solo”. La Cooperativa Sociale Lavoro e non solo è una cooperativa del sistema di imprese sociali dell’ Arci Sicilia. Gestisce un’ azienda agricola biologica su terreni confiscati alla mafia (L. 109/96) nei territori di Monreale, Corleone e Canicattì e i suoi prodotti si fregiano del Marchio “Libera Terra“. Quest’anno la cooperativa provvederà all’estirpazione e al successivo reimpianto di un vigneto di Ha 14,50 che non è più produttivo (dalla confisca all’assegnazione sono passati più di 5 anni ed in tale periodo ha anche subito un incendio).”Adotta un albero di vite -si legge in un comunicato- è un’iniziativa dell’Arci Sicilia per contribuire al reperimento delle risorse necessarie per far ritornare produttivo il vigneto, permettendo a chiunque di potere adottare un albero di vite che verrà impiantato all’interno dell’azienda agricola biologica gestita dalla cooperativa. Chi adotta una pianta, oltre a sostenere i progetti della cooperativa, potrà anche godere della sua crescita e dei suoi frutti. Per ogni pianta adottata: verrà apposta una targhetta sulla pianta con il nome di chi adotta; verrà inviata una planimetria del campo coltivato con l’individuazione esatta della pianta adottata; verranno inviati periodicamente fotografie digitali attestanti le varie fasi dello sviluppo della pianta; quando il vigneto sarà produttivo (circa 3 anni), verrà inviata a casa una bottiglia di vino con etichetta personalizzata che ne attesta la provenienza; e soprattutto ognuno sarà costantemente aggiornato su tutte le iniziative della cooperativa”.


La certificazione del Bio a una svolta: meno burocrazia, più professionalità

“Il mondo della certificazione del biologico è oggi ad un punto di svolta: bisogna aggiornare le regole dei controlli e adeguarle a un settore che ormai da anni rappresenta una realtà produttiva solida e in costante espansione”. Andrea Ferrante, presidente dell’ Associazione Italiana Agricoltura Biologica ha aperto così la Conferenza nazionale “Le nuove frontiere della certificazione per l’agricoltura biologica”, organizzata dall’Aiab, che si è svolta il 6 marzo a Roma, presso la Sala delle Conferenze a Palazzo Marini – Camera dei Deputati. Al congresso hanno partecipato, tra gli altri, Alberto Manzo (Mipaaf), Oreste Gerini (Icq), Stefano Masini (Coldiretti), Vittorino Crivello (BIOS) e Antonio Longo (Movimento Difesa del Cittadino). “Oggi – ha spiegato Ferrante – si assiste all’assurdo che un’azienda agricola consuma buona parte del suo tempo a compilare “carte” per dimostrare che è biologica, mentre nessuno verifica dal punto di vista agro – biologico, la bontà del suo reale processo di conversione o coltivazione”.

Aiab ritiene che il mondo del biologico non si possa permettere cadute di fiducia da parte dei consumatori. Secondo Andrea Ferrante, “La riduzione ad autocertificazione disconoscerebbe il valore intrinseco del modello che prevede che tutti i cittadini compiano il proprio diritto-dovere, sia che siano produttori che consumatori. Dunque, la certificazione di parte terza è sicuramente un punto indispensabile per garantire una filiera lunga controllata”. Secondo Aiab, mentre i produttori sono cresciuti in numero e qualità non si è al contempo formata una classe di tecnici che conoscono il modello che l’agricoltura biologica rappresenta. Bisogna dunque investire nella formazione. Anche gli Organismi di Controllo devono modificare il proprio assetto per evitare conflitti d’interesse, garantendo la totale terzietà di chi all’interno degli Odc ha un ruolo politico o/e gestionale ad alto livello, nonché di chi ha un ruolo tecnico. Durante il congresso si è anche parlato di sistemi alternativi di certificazione come quella di gruppo e quella partecipativa. La certificazione di gruppo risponde alle richieste di semplificazione che le aziende, piccole e consorziate, poste su un dato territorio (ad esempio le aree protette) possono dare, permettendo all’organismo di controllo esterno di verificare e valutare la validità del Sistema di Controllo Interno, certificando il gruppo e, su richiesta, i singoli prodotti. Il sistema di garanzia partecipata, invece, può essere ideale per sviluppare processi di certificazione che siano i più adeguati a dinamiche come quelle dell’agricoltura familiare.