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L’agricoltura sociale entra negli istituti penitenziari

“Buonidentro”. L’agricoltura sociale entra negli istituti penitenziari e porta fuori ottimi prodotti.

La presentazione dei “Buonidentro”, i prodotti agricoli e alimentari degli istituti penitenziari, esposti e fatti assaggiare durante la fiera Fa la cosa giusta! rappresenta per Aiab l’avvio di una nuova fase nell’impegno duraturo nel settore dell’agricoltura sociale. Una nuova fase che passa soprattutto per il progetto “Agricoltura sociale e detenzione: un percorso di futuro”, finanziato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e con la collaborazione del Ministero della Giustizia (Dap) e di altri partners, come Alpa, Co.Pa, Garante dei detenuti del Lazio, Inea, Rete Fattorie Sociali, e Uila. Lo scopo del progetto è verificare le potenzialità dell’attività agro-alimentare per persone soggette alla restrizione della libertà, anche al fine di verificare le possibili prospettive professionali utilizzabili a fine pena, soprattutto nel settore della produzione biologica.

Le questioni della sicurezza dei cittadini e del funzionamento della giustizia sono, per una serie di ragioni, tra quelle più sensibili nelle società contemporanee. Analogamente la situazione carceraria costituisce uno dei più scottanti problemi del Paese, sia per quanto riguarda le strutture detentive, che la condizione dei detenuti, tanto che all’ordine del giorno del Parlamento vi sono sia la riforma del Nuovo Codice Penale, che del Nuovo Ordinamento penitenziario, oltre al piano straordinario delle carceri. L’insieme delle questioni richiede politiche di intervento finalizzate a creare condizioni di maggiore sicurezza, fondate sui principi dell’inclusione sociale, del rispetto e della convivenza tra popoli, etnie e religioni diverse, anziché su processi esclusivamente e prevalentemente repressivi. In questo contesto, la creazione di una condizione e di un clima di convivenza civile, tolleranza, rispetto e solidarietà non può essere delegata solo alle forze istituzionali, ma deve vedere il concorso attivo di tutte quelle componenti della società civile che hanno a cuore lo sviluppo della democrazia e della condizione di civiltà del paese.

 Con il progetto“Agricoltura sociale e detenzione: un percorso di futuro”, Aiab si propone di concorrere a creare una prospettiva meno afflittiva per persone soggette a restrizione della libertà, attraverso il lavoro agricolo all’interno e all’esterno degli istituti penitenziari.