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CALO DI CONSUMI: I PREZZI DEL PANE SALGONO MENTRE QUELLI DEL GRANO SONO DIMINUITI SINO AL 25%

“I pesanti dati, comunicati dall’Istat, sul calo del potere d’acquisto delle famiglie italiane, sceso dello 0,5% nel 2011 a causa di una frenata del reddito al di sotto della crescita dell’inflazione preoccupano ancora di più se letti in contemporanea a quelli dell’Ocse, che identificano il nostro Pil nazionale del quarto trimestre 2011 (-0,7%) come la “maglia nera” dell’area G7 e lo collocano al di sotto della media dei paesi Ocse (-0,2%). Anche in questo caso l’analisi dell’organizzazione dei Paesi maggiormente industrializzati indica come una delle cause della contrazione del prodotto interno lordo italiano la flessione dei consumi nel periodo pari a -0,4%”. A sottolinearlo è Confagricoltura, commentando le rilevazioni rese note oggi.

“Nel contesto del calo del potere d’acquisto – prosegue l’organizzazione agricola – c’è da segnalare il caso dei prezzi del pane, che nelle grandi aree metropolitane del Paese, in particolare Milano e Roma, hanno fatto registrare in un anno (febbraio 2011-febbraio 2012) rincari di 3-4 punti percentuali. Questo mentre nello stesso periodo il prezzo del frumento tenero nazionale (ma anche di quello d’importazione) è diminuito di circa il 25%. Un dato esemplificativo dell’urgente necessità di ristabilire una corretta distribuzione del valore nella filiera agroalimentare”.


“Tutto ciò – conclude Confagricoltura – ancora una volta ricade doppiamente sugli agricoltori, i cui redditi e potere d’acquisto famigliari sono in calo come nella media nazionale, mentre le loro imprese subiscono gli effetti di rincari sui mezzi di produzione e sono assoggettate ad un livello di tassazione Imu che il settore non è in grado di sopportare”.

Le coltivazioni di grano: un tesoro per gli amanti della Pastiera Napoletana!


Da sempre, il grano è stato protagonista della nostra dieta. Anche se in passato veniva usato molto più frequentemente di quanto lo si usa oggi, rimane pur sempre una materia prima essenziale all’interno della nostra alimentazione. Per quanto si sia cercato di sostituirlo, con variazioni nella composizione (a volte anche genetiche), o con prodotti affini lavorati diversamente, il grano resta sempre una fonte alimentare primaria nel nostro fabbisogno giornaliero.
Le coltivazioni di grano, da centinaia di anni, sono alla base di ogni economia con una conformazione morfologica tale da poter permettere la pratica in questione. Molti non lo sanno, ed è per questo che gli agricoltori che coltivano grano non sono apprezzati come dovrebbero.
“Iperbole” a parte, molte persone non sanno nemmeno che dietro alla gustosissima e famosissima pastiera napoletana c’è una grande lavorazione di grano.
Infatti, come la tradizione insegna, l’ingrediente principale della pastiera napoletana è proprio il grano, che viene fatto cuocere fino a diventare quasi cremoso per poi essere impastato con il resto degli ingredienti.
Un sapore unico, che contraddistingue questo tipico dolce campano da tutte le altre imitazioni di carattere internazionale. La vera pastiera napoletana è impastata con un tipo di grano specifico, spesso già cotto e lavorato. Per cui… non resta che cimentarsi con la ricetta per la pastiera napoletana e godersi una pietanza dal sapore inconfondibile!
Ed in tutto questo, non dimentichiamoci di ringraziare gli agricoltori che, con tanta pazienza e passione, lavorano i propri campi per mandare avanti le coltivazioni di grano. Altrimenti, come faremmo senza avere a disposizione il grano per la pastiera?

Prezzo del grano

Con il prezzo del grano duro che viene pagato appena 18 centesimi al chilo agli agricoltori mentre la pasta raggiunge in media a 1,4 euro al chilo, con un ricarico di circa il 400 per cento se si considerano le rese di trasformazione, il garante ha messo il dito nella piaga. E’quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare la convocazione dei pastai da parte del garante dei prezzi Roberto Sambuco per il 19 gennaio, sottolinea che le quotazioni del grano sono scese su valori inferiori di ben il 30 per cento mettendo a rischio il futuro delle coltivazioni Made in Italy.

Una crisi che – sostiene la Coldiretti – non è giustificata dal consumo di pasta di semola che in Italia è cresciuto in valore del 2,8 per cento nel primo semestre 2009 rafforzando il primato degli italiani nel consumo che è fissato – sottolinea la Coldiretti – attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese.

Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi diventano euro al consumo con il risultato di un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola che – conclude la Coldiretti – danneggia agricoltori e consumatori, in un momento particolare dell’economia.


Agricoltura e prezzi. E’ scandaloso l’aumento di pane e pasta mentre il grano viene pagato oggi agli agricoltori il 28 per cento in meno dello scorso anno

 

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INFLAZIONE: COLDIRETTI, SCANDALOSO AUMENTO PASTA & CO. CON – 28 % GRANO

E’ scandaloso l’aumento di pane e pasta mentre il grano viene pagato oggi agli agricoltori il 28 per cento in meno dello scorso anno. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati relativi all’inflazione nel mese di agosto pubblicati dall’Istat che evidenziano una crescita tendenziale dei prezzi degli alimentari che è, senza alcuna giustificazione, di nove volte superiore al valore medio dell’inflazione. I prezzi pagati agli agricoltori per i prodotti agricoli in campagna – sottolinea la Coldiretti – sono in forte calo per tutte le categorie e di conseguenza l’andamento crescente dei prezzi al consumo degli alimenti non è giustificabile se non con la presenza di manovre speculative.

I prezzi al consumo di pane, pasta e cereali sono aumentati dell’ uno per cento rispetto allo scorso anno, nonostante – denuncia la Coldiretti – la multa di 12,5 milioni dall’Antitrust al cartello dei produttori di pasta, mentre il grano duro da cui è ottenuta è calato del 28 per cento. Il grano duro viene pagato oggi 22 centesimi al chilo agli agricoltori mentre la pasta è venduta in media a 1,5 euro al chilo, secondo il servizio sms consumatori, con una moltiplicazione di oltre il 400 per cento dal campo alla tavola se si considerano le rese di trasformazione.


In generale, il fatto che i prezzi dei prodotti alimentari continuino ad aumentare su base tendenziale dello 0,9 per cento nonostante il crollo del 16 per cento in media dei prezzi agricoli alla produzione ad agosto dimostra – sostiene la Coldiretti – la presenza di pesanti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che colpiscono gli agricoltori ed i consumatori.

Il record della riduzione nei campi si è verificato – precisa la Coldiretti – per i cereali con un crollo dei prezzi alla produzione nei campi del 31 per cento rispetto allo scorso anno, ma in campagna sono in calo le quotazioni di vini e oli di oliva che su base annua hanno registrato, rispettivamente, contrazioni del 20 per cento e del 5 per cento, e anche della frutta (- 30 per cento). Nell’attività di allevamento – continua la Coldiretti – il confronto su base annua segnala una variazione negativa per i prezzi alla produzione di suini (- 9 per cento). Ancora più accentuato il calo delle quotazioni dei lattiero-caseari, che rispetto ad agosto 2008 registrano in media una flessione del 15 per cento, mentre segnano un meno 8 per cento i prezzi degli avicoli.

Si è dunque verificato – osserva la Coldiretti un aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo nella filiera alimentare lungo la quale i prezzi – sostiene la Coldiretti – aumentano quindi in media quasi cinque volte. In generale, per ogni euro speso dai consumatori in alimenti ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori. Gli italiani spendono 205 miliardi all’anno in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano ben il 19 per cento della spesa familiare ed è quindi necessario – conclude la Coldiretti – interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica.