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Serve un serio sostegno alle imprese agricole

Nonostante tante promesse nessuna politica seria è stata intrapresa a sostegno del comparto agricolo italiano. Le imprese che operano nel settore agricolo si trovano ancora oggi a scontrarsi con problemi decennali. Se non si interverrà con serie politiche il comparto non potrà che peggiorare.

Il presidente della Cia Giuseppe Politi scrive agli agricoltori. Il governo ha fatto solo promesse che puntualmente sono rimaste tali. La finanziaria per il 2010 non ha dato risposte. Fuori luogo qualsiasi tono trionfalistico. Il 2009 è un anno da dimenticare. La mobilitazione proseguirà. L’importante appuntamento confederale della V Assemblea elettiva del prossimo febbraio.

“Il 2009 è un anno da dimenticare per l’agricoltura italiana. Un anno contraddistinto da una serie di gravi problemi e da una drammatica emergenza che ha fortemente condizionato l’attività dei nostri imprenditori agricoli, sempre più stretti da onerosi costi (produttivi, contributivi e burocratici), da prezzi sui campi in caduta libera, dalla mancanza di un’efficace politica agricola, culminata nella finanziaria per il 2010 che lascia totalmente insolute le questioni che affliggono il settore. Quello che oggi serve è una decisa svolta, un progetto di ampio respiro, interventi coraggiosi che ridiano le giuste certezze a più di un milione e mezzo di famiglie che vivono di agricoltura nel nostro Paese”. E’ quanto afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in una lettera inviata ai produttori soci dell’organizzazione che suona come un bilancio, certamente fallimentare, dell’operato del governo nei confronti del mondo agricolo italiano.
“In questi mesi -scrive Politi- abbiamo assistito a continue promesse da parte del governo e dallo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che però non si sono mai tradotte in una concreta realtà. I problemi di migliaia di imprese agricole sono rimasti, anzi si sono aggravati ulteriormente. E ora c’è il rischio che per molte di loro ci sia lo spettro drammatico della chiusura. Quindi, un’assenza di politica efficace ed incisiva che ha ridotto allo stremo un intero settore. Da qui nasce la nostra forte mobilitazione che si è sviluppata sull’intero territorio e con iniziative a livello nazionale, anche con la partecipazione di altre organizzazioni agricole e cooperative. Una mobilitazione che nei prossimi mesi proseguirà ancora più propulsiva proprio perché pretendiamo risposte valide da parte delle istituzioni e soprattutto dell’esecutivo che non può continuare ad ignorare la gravità della situazione”.


“Non c’è, dunque, da stare allegri, né da cantare vittoria. L’agricoltura -afferma ancora nella lettera il presidente della Cia- è in una crisi profonda che non ha precedenti negli ultimi trent’anni. Il governo non se ne è affatto accorto. La finanziaria per il prossimo anno ne è la prova tangibile. Solo poche e insufficienti misure che non cambiano il volto di un’emergenza che ha connotati sempre più drammatici. Appaiono, pertanto, fuori luogo tutte quelle dichiarazioni dai toni trionfalistici che abbiamo ascoltato nelle ultime settimane. Nulla è mutato. Il settore continua a leccarsi ferite che ogni giorno di più si fanno gravi. E sul futuro incombe un alone molto oscuro. Non c’è alcuna certezza. Non si può far finta di nulla. Occorre intervenire e presto. In questo particolare caso, il tempo non è certo il migliore alleato”.
“Il 2010 -scrive Politi- s’annuncia, di conseguenza, importante e decisivo per le sorti della nostra agricoltura. A febbraio ci sarà per la Cia un appuntamento rilevante: la V Assemblea nazionale elettiva. Un appuntamento che segnerà un’ulteriore tappa nella storia della nostra confederazione, sempre più impegnata per dare risposte incisive ed esaurienti agli agricoltori. Un appuntamento durante il quale rilanceremo con forza il progetto per dare una svolta positiva all’intero settore primario che deve necessariamente uscire dall’attuale stato di crisi. Un progetto che ha il suo punto fermo nella Conferenza nazionale dell’agricoltura e lo sviluppo rurale che per primi abbiamo proposto e che, nonostante le dichiarazioni di disponibilità da parte del governo e in particolare del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia, sembra che sia caduta nel dimenticatoio”.
“Certamente, da parte nostra -avverte il presidente della Cia- non sarà lasciato nulla d’intentato. Non accettiamo la logica del declino, né tantomeno staremo fermi davanti alla mancanza di una politica seria per l’agricoltura. Sin da adesso lanciamo la nostra sfida per cambiare le carte in tavola e far sì che l’agricoltura venga considerata alla stessa stregua degli altri settori produttivi. Pretendiamo dal governo e dalle istituzioni una svolta. Basta con gli annunci e le promesse. Gli agricoltori italiani hanno bisogno solo di fatti concreti e tangibili. Altro non ci interessa”.
“L’auspicio per il nuovo anno -conclude nella lettera Politi- è che finalmente il settore primario possa ricominciare a vedere la luce dopo mesi di buio completo. Noi saremo ancora una volta in prima linea per lo sviluppo e la competitività delle imprese. Aspettiamo, pertanto, risposte da chi ha altre responsabilità e che non si può limitare a parlare senza mai intervenire in maniera valida. La nostra pazienza ha, però, un limite. Gli interventi concreti e le nuove politiche devono essere adottati in tempi rapidissimi. Altrimenti rischiamo di perdere pezzi importanti di un patrimonio, quello agricolo, fondamentale per il Paese, la sua economia, la sua società”.


Emergenza pesche e nettarine: una riunione a Parigi per fronteggiare la crisi europea

Riunione a Parigi per fronteggiare la crisi europea di pesche e nettarine

CONFAGRICOLTURA: QUOTAZIONI DELLA FRUTTA IN CALO DEL 50%

A Parigi si è tenuta la riunione di enti pubblici ed organizzazioni dei Paesi produttori per affrontare i nodi strutturali della crisi di pesche e nettarine che si fa sentire fortemente anche in Francia.

L’eccesso di sovrapproduzione penalizza notevolmente l’Italia (che è il secondo paese produttore al mondo di pesche e nettarine dopo la Cina) con un calo delle quotazioni all’origine anche del 50%. Va ricordato che sono quattro i Paesi che superano il milione di tonnellate di produzione – Cina, Italia, Spagna e Usa – e, da soli, rappresentano quasi il 70% della produzione mondiale.

Nell’incontro di Parigi è emerso come la crisi sia generalizzata in Europa e vada affrontata con decisione da Bruxelles. Ad avviso di Confagricoltura, in una situazione di instabilità dei mercati, bisogna prevedere nell’ambito della politica agricola comunitaria una strumentazione adeguata per fronteggiare le crisi ormai sempre più ricorrenti.


Confagricoltura in più occasioni ha sottolineato la necessità di favorire le operazioni di ritiro del prodotto da parte delle Organizzazioni di produttori nell’ambito dei rispettivi Programmi Operativi anche per l’ utilizzo a fini energetici. Ha quindi chiesto che venga previsto un aiuto di Stato de minimis di 700 euro/ha sino al livello massimo consentito. Fondamentali gli accordi con la Grande Distribuzione Organizzata per il collocamento del prodotto .

In prospettiva occorre pure:

– procedere ad una reale riduzione degli oneri contribuitivi e fiscali a carico delle imprese agricole datoriali di lavoro;

– assicurare le risorse per il finanziamento dell’assicurazione agevolata tramite il Fondo di Solidarietà Nazionale;

favorire la ricerca e gli investimenti anche in impianti ed attrezzature per variare l’offerta in termini di varietà e di calendari ma anche per aumentare la durata del prodotto ampliando il periodo di offerta;

– incentivare la programmazione delle produzioni e la diversificazione dei prodotti finali;

– investire in promozione per incentivare i consumi interni e la domanda estera.

“L’impegno è quello di superare il momento difficile – sottolinea Confagricoltura – ma senza dimenticare che la soluzione a questi problemi è strutturale e passa anche attraverso una migliore organizzazione dell’offerta ed una più incisiva azione sui mercati comunitari ed italiani, incentivando la domanda”.

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Contro le emergenze Confagricoltura lancia un fondo nazionale anticrisi

 

Contro le emergenze Confagricoltura lancia un fondo nazionale anticrisi

IL PROGETTO PRESENTATO IN EMILIA-ROMAGNA DAL PRESIDENTE VECCHIONI INTERVENENDO SUL CROLLO DEL MERCATO DI PESCHE E NETTARINE

Un fondo nazionale anticrisi per l’agricoltura italiana firmato Confagricoltura. L’annuncio è stato dato dal presidente nazionale di Confagricoltura, Federico Vecchioni, in occasione di un incontro con il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, e l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni sulla grave crisi in cui versa il comparto delle pesche e nettarine.

“Non chiediamo aiuti, ma una politica che ci alleggerisca dai vincoli burocratici e confermi il peso dell’ agricoltura nelle scelte economiche e politiche del Paese”, ha detto il presidente Vecchioni.

L’obiettivo del fondo nazionale anti-crisi, annunciato oggi e di cui Confagricoltura intende verificare la fattibilità entro l’estate, è diventare un volano continuo di risorse pronte ad essere attivate di fronte all’emergenza di qualsiasi comparto agricolo.

“L’idea di Confagricoltura è costituire un fondo privato che avrà come protagonisti imprese e soggetti finanziari. Alla politica chiediamo solo gli strumenti per competere ad armi pari con la concorrenza internazionale”, ha sottolineato il presidente di Confagricoltura.

Relativamente al mercato delle pesche e nettarine – duramente colpito da sovrapproduzione rispetto alla domanda nazionale ed estera (dal primo giugno le quotazioni si sono ridotte tra il 42 e il 53% a seconda della tipologia di prodotto) – Confagricoltura reagisce lanciando alcune proposte concrete a partire dall’Emilia-Romagna, regione al primo posto a livello nazionale nel settore con il 35% della produzione nazionale di pesche e nettarine. Nell’incontro con il presidente della Regione Errani il numero uno di Confagricoltura, Vecchioni, ha presentato una serie di proposte elaborate in collaborazione con Confagricoltura Emilia-Romagna.


Le proposte

CONFAGRICOLTURA propone le seguenti contromisure da attuare subito per poter riequilibrare in maniera strutturale il comparto:

favorire le operazioni di ritiro da parte delle Organizzazioni di Produttori nell’ambito dei rispettivi Programmi Operativi anche per l’utilizzo a fini energetici;
prevedere un aiuto di Stato de minimis di 700 euro/ha sino al livello massimo consentito;
prevedere una collocazione immediata della produzione tramite accordi con la Grande Distribuzione Organizzata, che oggi veicola il 52% di frutta fresca, incentivando la vendita del prodotto – a condizioni concordate tra rappresentanze degli agricoltori e della GDO – in maniera da consentire uno smaltimento rapido del prodotto sul modello di accordo sottoscritto in Emilia-Romagna dall’assessorato all’Agricoltura e la GDO.

In prospettiva occorre:

procedere ad una reale riduzione degli oneri contribuitivi e fiscali a carico delle imprese agricole datoriali di lavoro;
assicurare le risorse per il finanziamento dell’assicurazione agevolata tramite il Fondo di Solidarietà Nazionale;
investire in promozione per incentivare i consumi interni e la domanda estera;
prevedere nell’ambito della politica agricola comunitaria una strumentazione adeguata per fronteggiare le crisi ormai sempre più ricorrenti in una situazione di instabilità dei mercati;
favorire la ricerca e gli investimenti anche in impianti ed attrezzature per variare l’offerta in termini di varietà e di calendari ma anche per aumentare la durata del prodotto ampliando il periodo di offerta;
incentivare la programmazione delle produzioni e la diversificazione dei prodotti finali.

“L’impegno è quello di superare il momento difficile – ha detto Vecchioni – ma senza dimenticare che la soluzione a questi problemi è strutturale e passa anche attraverso una migliore organizzazione dell’offerta ed una più incisiva azione sui mercati italiani ed esteri incentivando la domanda”. Pena un’inevitabile declino delle produzioni e del comparto.

Dati-chiave

L’Italia è il secondo produttore mondiale di pesche e di nettarine dopo la Cina che da sola copre il 46% dell’offerta mondiale. Quattro sono i Paesi che superano il milione di tonnellate di produzione – Cina, Italia, Spagna e Usa – e che, da soli, rappresentano quasi il 70% della produzione mondiale.

Le previsioni di produzione a livello europeo per il 2009 vedono un aumento generalizzato rispetto all’anno precedente delle produzioni di pesche e nettarine. In particolare l’aumento medio di produzione è del 4% tra il 2009 ed il 2008 ed il 6% tra il 2009 e la media 2003-2007. Inoltre, il particolare cambiamento climatico registrato nei mesi scorsi ha determinato un ritardo dei raccolti che si sono sovrapposti creando una congestione dell’offerta.

 

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CRISI: COLDIRETTI, 200MILA IMPRESE A RISCHIO SENZA ASSICURAZIONE

Sono a rischio 200mila imprese agricole rimaste per la prima volta senza assicurazione contro le calamità naturali per la mancanza di stanziamenti per il Fondo di Solidarietà Nazionale. E’ questo l’allarme lanciato dal Presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che occorre risolvere una situazione che è divenuta pesantissima per il futuro di tutti i settori del Made in Italy alimentare, dall’ortofrutta al vino, dall’olio ai cereali.

L’incentivazione dell’assicurazione delle coltivazioni agricole è – sottolinea la Coldiretti – un intervento che fa risparmiare risorse allo Stato di cui già beneficiano i concorrenti europei.

Per affrontare la difficile situazione ed individuare le azioni da intraprendere la Coldiretti ha convocato un incontro con i Consorzi di difesa dell’intero Paese per il prossimo mercoledì 11 marzo presso la sede della Confederazione.