Monthly Archives: November 2009

Agricoltura e crisi: QUATTROMILA AGRICOLTORI ALLA MANIFESTAZIONE DI TORINO

 

L’ agricoltura sta vivendo la crisi più grave degli ultimi venti anni. Di fronte alla gravità della situazione, è urgente che le Istituzioni intervengano a tutti i livelli, sia adottando misure straordinarie per evitare la chiusura di migliaia di imprese agricole, sia mettendo a punto una strategia di lungo respiro che ponga le condizioni per la competitività del settore. Da queste considerazioni nasce la mobilitazione a livello nazionale che, a Torino, ha visto insieme Confagricoltura e Cia. Con quattromila agricoltori di tutte le provincie del Piemonte che hanno sfilato per le vie della città.

A Torino Confagricoltura ha ribadito che intervenire per salvare l’agricoltura vuol dire non solo salvaguardare il reddito e l’occupazione di centinaia di migliaia di operatori agricoli e dell’indotto, ma anche preservare il patrimonio culturale, paesaggistico, ambientale che l’agricoltura rappresenta quale fattore non secondario di competitività del nostro “sistema Paese”.

Dalla Finanziaria 2010, invece – evidenzia l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – sono arrivati solo tagli: azzerati il fondo di solidarietà e il piano irriguo nazionale, mentre sono a rischio gli sgravi contributivi per le aree montane e svantaggiate e le agevolazioni per il gasolio agricolo.


Nessun provvedimento nell’ambito delle misure contro la crisi è stato deciso per il settore, mentre sono stati bloccati tutti i fondi per lo sviluppo dell’agricoltura, lasciata a se stessa, senza politiche di incentivo per il futuro.

Confagricoltura – e lo ha rimarcato anche negli incontri con i parlamentari piemontesi ed i vertici della Regione – chiede interventi prioritari urgenti, come sgravi e incentivi tributari e contributivi per la riduzione dei costi produttivi ed amministrativi, che possano aiutare a sanare le perdite reddituali ed a far ripartire gli investimenti.

Il rilancio dell’agricoltura ha anche bisogno di una strategia che ne rafforzi la capacità competitiva sui mercati, attraverso percorsi di innovazione di prodotto e di processo incentrati, da un lato, sulla qualità e sul legame con il territorio e, dall’altro, sul potenziamento di progetti di integrazione ed accorciamento delle filiere. Ed occorre intervenire incisivamente sulla burocrazia che frena la competitività delle imprese ed aggrava i costi.

“E’ necessaria una radicale semplificazione degli adempimenti – ha detto il presidente nazionale di Confagricoltura Federico Vecchioni ai manifestanti nel suo intervento dal palco a Torino -. Tra poco saranno più i colletti bianchi a predisporre le pratiche burocratiche che gli aratri nei campi”.

“L’ agricoltura ha le potenzialità per uscire dalla crisi – ha aggiunto Federico Vecchioni -. Per questo è doveroso lanciare l’allarme sulla gravità della situazione e sui fenomeni di abbandono e di chiusura di molte aziende, che potrebbero accentuarsi senza i necessari interventi per garantire il sostegno minimo necessario per superare il momento più nero degli ultimi due decenni”.


Terremoto abruzzo: dopo le case tornano anche le pecore

 

Terremoto abruzzo: dopo le case tornano anche le pecore

SBARCATO MAXIGREGGE DA MILLE PECORE IN DONO DA PASTORI SARDI

Dopo le prime case è stato consegnato a L’Aquila anche un maxigregge di quasi mille pecore che gli allevatori sardi hanno donato ai “colleghi” abruzzesi colpiti dal terremoto per far ripartire la pastorizia che è una componente determinante dell’economia in una provincia dove quasi un terzo delle imprese si occupa di agricoltura. L’iniziativa è della Coldiretti che ha voluto compiere un gesto concreto di solidarietà secondo una antica usanza che in Sardegna si chiama “sa paradura” e che prevede il dono di una o più pecore a chi cade in disgrazia per risollevare le sue sorti.

La consegna del gregge che conta anche numerosi agnellini è avvenuta in un clima di festa con uno scambio di prodotti tipici della tradizione sarda ed abruzzese rallegrato da musiche folcloristiche e che ha coinvolto, per iniziativa della Coldiretti, centinaia di agricoltori ed allevatori, oltre ai rappresentanti delle Istituzioni.

Un impegno per salvare un mestiere antico ricco di tradizione e mantenere vive le campagne, ma che – sottolinea la Coldiretti – offre anche produzioni di carne e formaggi di pecora di qualità particolarmente importanti per la ripresa economica in una Regione come l’Abruzzo dove l’agroalimentare pesa per il 15 per cento sul Pil regionale. L’agricoltura è infatti un settore economico importante per l’Abruzzo con un tessuto produttivo composto da oltre 82mila aziende e una produzione lorda vendibile di un miliardo e 345 milioni di euro. Nella zona dell’Aquilano, interessata dal terremoto sono presenti 1500 aziende agricole.


Il terremoto – riferisce la Coldiretti – ha provocato danni stimati per 100 milioni di euro è danneggiato oltre 400 aziende agricole soprattutto impegnate nell’attività di allevamento con il crollo di strutture di ricovero per gli animali e le materie prime e la morte di molti animali per non parlare delle conseguenze “psicologiche” che le scosse sismiche hanno prodotto sulle greggi. C’è stata una minore produttività con molti animali che sono andati dispersi mentre gli altri, spaventati, hanno ridotto la produzione di latte, ma anche un aumento dei casi di aborto, fenomeno che si verificata in circostanze simili. E la mancanza di opportunità economiche – prosegue la Coldiretti – rischia di accelerare l’abbandono di questa attività con il terremoto che ha allontanato i turisti e ridotto le spedizioni verso le grandi città come Roma dove storicamente vengono acquistati agnelli abruzzesi considerati di grande qualità.

Il dono del maxigregge, che ha viaggiato in traghetto, è destinato a ricostituire alcuni degli allevamenti abruzzesi danneggiati e nasce da una idea di alcuni pastori sardi che è stata tradotta in pratica dall’azione sinergica delle Coldiretti di Nuoro e Abruzzo in collaborazione con i rispettivi Assessorati regionali all’ agricoltura.

Si tratta in realtà solo di una delle tante iniziative per il rilancio dell’economia agroalimentare abruzzese sostenute dalla Coldiretti che entro la fine dell’anno aprirà numerosi mercati degli agricoltori di campagna amica per garantire uno sbocco diretto al mercato alle produzioni regionali.

Per mercati di Campagna Amica si intendono – spiega la Coldiretti – gruppi di agricoltori associati che vendono direttamente ai consumatori prodotti agricoli nel rispetto di un regolamento interno che prevede la garanzia della provenienza, della tracciabilità e il controllo dei prezzi massimi”. Una filiera “firmata” in cui è obbligatoria l’indicazione dell’origine della materia prima in etichetta e il legame con il territorio di origine.

Compare abruzzese portando in tavola carne di agnello e formaggi della regione, ma anche condire le portate con olii di oliva a denominazione di origine (Dop) Aprutino Pescarese, Colline Teatine o Pretuziano delle Colline Teramane e accompagnare i pasti con Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, o Controguerra Doc è un modo importante per esprimere solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma e contribuire al rilancio dell’economia locale. Insieme al rinomato Zafferano dell’Aquila Dop che trova la massima espressione nel caratteristico Altipiani di Navelli, sono numerose le specialità abruzzesi apprezzate in tutta Italia.

Ricco il patrimonio di formaggi tra i quali spiccano – sottolinea la Coldiretti – il pecorino d’Abruzzo, il caciofiore aquilano e l’incanestrato di Castel del Monte, tutti prodotti agroalimentari tradizionali censiti nell’albo regionale delle specialità. Nel menu della solidarietà trovano posto alcuni prodotti orticoli di elevata qualità come le lenticchie di Santo Stefano o ad esempio tra i condimenti va ricordato l’aglio di Sulmona, facilmente riconoscibile dalle caratteristiche tuniche color rosso porpora che avvolgono ogni singolo spicchio, ma anche per le sue ineguagliabili peculiarità organolettiche. Ma l’Abruzzo è anche l’unica Regione d’Italia che produce una carota, “dell’Altopiano del Fucino” che – continua la Coldiretti – può fregiarsi dell’Indicazione geografica protetta attribuita dall’Unione Europea, apprezzata per la sua croccantezza, da cruda, e sapidità, dopo cottura.

Il tributo alla cucina abruzzese può concludersi con un dolce tipico come il Parrozzo, il caratteristico “pan rozzo” dei contadini di un tempo, con i classici confetti di Sulmona, rinomati nel mondo, e con il bicchierino “della staffa” affidato ad un robusto Centerbe, fatto – conclude la Coldiretti – con le profumate erbe della montagna appenninica.


Vendita diretta prodotti agricoli

 

“Un’interessante opportunità. Ma niente di più.” Il direttore generale della Confagricoltura, Vito Bianco, ridimensiona il fenomeno della vendita diretta aziendale sfatando alcuni luoghi comuni.

“La vendita diretta – ha detto intervenendo alla Giornata di Studio organizzata dall’Accademia dei Georgofili sul mercato dei prodotti agroalimentari locali – è un fatto nuovo nel panorama dei comportamenti delle imprese e dei consumatori, che comprende aspetti socio-(ideo)logici” (baluardo dell’identità, della tradizione e della cultura locale); ambientali (legame tra consumo locale e tutela dell’ambiente); economici (competitività delle imprese).”

La prima considerazione che il direttore generale della Confagricoltura ha fatto riguarda la diffusione del fenomeno. Sinora, infatti, la vendita diretta è circoscritta a poche aziende e ad un valore delle vendite marginale, che non arriva al 2% rispetto alla spesa complessiva per prodotti agroalimentari in Italia e nei principali Paesi europei.


La vendita diretta interessa, in Italia ma anche in altri Paesi “chiave” dell’agricoltura europea, solo una limitata percentuale di aziende. Si tratta di circa 60 mila aziende in Italia, pari a non più del 3-4% del totale di quelle censite dalle indagini strutturali Istat-Eurostat. E anche negli altri Paesi siamo di fronte a qualche decina di migliaia di aziende.

Il fenomeno non supera, in Italia come in Europa, un fatturato aziendale annuo medio di 50 mila euro.

“Valori – ha detto Vito Bianco – che possono erodere quote forse piccole rispetto ai grandi volumi (e valori) trattati dalla Grande Distribuzione Organizzata – che ancora oggi, anche con le private label, domina il mercato dell’agroalimentare – ma non trascurabili per alcune realtà aziendali”.

Più che per i motivi ideologici o quelli legati alla tutela ambientale, che se non discutibili dovrebbero quanto meno essere oggetto di valutazioni più approfondite, è l’aspetto economico quello che più interessa.

“Non esiste – ha proseguito Bianco – un’alimentazione locale e diretta ‘buona’, contrapposta ad un’alimentazione globale, dei grandi numeri, ‘cattiva’. Così come non esiste un’alimentazione locale ‘pulita’, contro una globale ‘sporca’. Se c’è, in effetti, una verità di fondo in questo ragionamento, tuttavia non si può trascurare che alcuni autorevoli studi scientifici hanno dimostrato che la relazione tra chilometri percorsi dai cibi ed emissioni di gas serra esiste, ma non è sempre univoca ed immediata. Anche perché dipende da diversi fattori come ad esempio l’efficacia della logistica. Un agnello neozelandese venduto sul mercato inglese sviluppa meno emissioni di CO2 di quanto non ne sviluppi un agnello allevato e consumato nello stesso ambito territoriale”.

Quello più interessante a parere di Confagricoltura è l’aspetto economico. Che è un fatto concreto in quanto, in alcune circostanze, può contribuire a far recuperare alle aziende margini di valore. Se l’azienda agricola riesce a riappropriarsi di questa marginalità la vendita diretta può concorrere a fare utile di impresa, riconquistando ciò che oggi va ad altri soggetti o funzioni.

“In ogni caso – ha concluso il direttore generale Bianco – l’impresa ha di fronte a sé il mercato e le sue regole spietate. Sarebbe del tutto illusorio immaginare di rinchiudere l’agricoltura in un mercato “domestico” o, peggio, “addomesticato”. Ciò non vuol dire che non si possano percorrere tutte le strade alternative o complementari, alla ricerca di nuovi spazi di operatività”.

I numeri della “vendita diretta”
in alcuni Paesi europei
(elaborazione Confagricoltura su dati di fonti varie)

Aziende agricole Quota % su aziende agricole totali * Volume di affari “vendite dirette” per azienda (euro)

Germania oltre 60 mila 16,4% 49180
Francia circa 80 mila 15,2% 40000
Italia oltre 57 mila 3,5% 46552
Regno Unito circa 31 mila 10,3% 29032

* aziende agricole Eurostat