Monthly Archives: April 2009

INFLUENZA SUINI: COLDIRETTI, COMPERARE CARNE DI MAIALE E SALUMI

Acquistare carne di maiale e salumi italiani senza cedere alla paura ingiustificata è un comportamento di buon senso ma è anche un gesto di responsabilità per evitare di far chiudere senza ragione gli allevamenti italiani mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, dalle stalle ai negozi. E’ questo l’appello lanciato dalla Coldiretti nel sottolineare che in Italia da almeno dieci anni non viene importata carne fresca, congelata o suini vivi dal Messico e che nei cinquemila allevamenti italiani non è stato riscontrato nessun caso di contagio di uomini o animali.

Con 31 chilogrammi per persona ogni anno la carne suina fresca o trasformata è – precisa la Coldiretti – la preferita dagli italiani che possono continuare ad acquistarla tranquillamente dopo i chiarimenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Ministero del Welfare italiano sul fatto che il consumo di carne suina è sicuro.

Un rischio vero per il nostro Paese in questo momento sono – sottolinea la Coldiretti – le paure ingiustificate che nel passato, per situazioni analoghe, hanno provocato senza ragione una psicosi nei consumi che è costata migliaia di posti di lavoro e miliardi di euro al sistema produttivo, con perdite stimate di 2 miliardi per la mucca pazza (2001) e di mezzo miliardo per il pollame con l’aviaria (2005).

Per questo vanno subito adottate senza indugi – sottolinea la Coldiretti – le misure già sperimentate con successo nel caso dell’ influenza aviaria a partire dall’obbligo di indicare della provenienza sulle etichette della carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina rispettivamente dopo le emergenze aviaria e mucca pazza. L’esperienza delle crisi del passato ha dimostrato che – conclude la Coldiretti – la trasparenza dell’informazione e la rintracciabilità in etichetta è il miglior modo per garantire i consumatori ed evitare la psicosi nei consumi.


INFLAZIONE: COLDIRETTI, CON – 11,4 % IN PIENA DEFLAZIONE LA CAMPAGNA

E’ deflazione nelle campagne dove i prezzi dei prodotti agricoli vengono pagati su valori inferiori in media dell’11,4 per cento rispetto allo scorso anno. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea a marzo in occasione della divulgazione dei dati Istat sull’inflazione. Il crollo delle quotazioni in campagna si registra – sottolinea la Coldiretti – sia per le produzioni vegetali (-15,8 per cento) che per quelle derivate dall’allevamento (- 5,2 per cento),

Il record della riduzione si è verificato – precisa la Coldiretti – per i cereali con un crollo dei prezzi alla produzione del 46,4 per cento rispetto allo scorso anno a marzo, ma un forte calo delle quotazioni alla produzione – continua la Coldiretti – si è registrato anche per vini e oli di oliva che, su base annua, hanno fatto segnare in campagna drammatiche riduzioni, rispettivamente, del 26,2 per cento e del 24,6 per cento. Un flessione rilevante tra i prodotti di allevamento è accusata dal latte (- 11,1 per cento) e dai suini (- 9,4 per cento).

Le tendenze registrate in campagna non si sono trasferite al consumo dove – denuncia la Coldiretti – i prezzi per l’alimentare secondo l’Istat continuano ad aumentare su base annua ad un tasso del 3 per cento è quasi il triplo di quello dell’inflazione media dell’1,2 per cento. Un differenziale che è costato agli italiani 300 milioni di euro in un solo mese che sono il risultato di inefficienze e speculazioni. Gli italiani spendono 205 miliardi all’anno in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano ben il 19 per cento della spesa familiare ed è quindi necessario – precisa la Coldiretti – interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica. L ‘aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo – sottolinea la Coldiretti – conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola, che danneggiano imprese agricole e consumatori.

Scandalosi – denuncia la Coldiretti – continuano ad essere i casi della pasta e quelli di latte e formaggi che registrano rispettivamente un aumento del 11 per cento e del 2,2 per cento nonostante si sia verificato un vero crollo alla produzione per le quotazioni della materie primi che rischia di far chiudere aziende agricole e stalle che non riescono piu’ a coprire i costi di produzione.

L’aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo – sostiene la Coldiretti – conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola, che danneggiano imprese agricole e consumatori. I prezzi – continua la Coldiretti – aumentano quindi in media quasi cinque volte dal campo alla tavola e esistono dunque ampi margini da recuperare, con piu’ efficienza, concorrenza e trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica. E’ necessario quindi riorganizzare le filiere agroalimentari con un forte investimento su consorzi agrari e sulle cooperative che sono il perno sul quale ruota il progetto della Coldiretti per una filiera tutta agricola, tutta italiana e firmata dagli agricoltori.


G8: MARINI (COLDIRETTI), HA VINTO IL MODELLO AGRICOLO ITALIANO

Ha vinto il modello agricolo italiano per una agricoltura forte e sicura che sappia rispondere ai bisogni dei consumatori di ogni parte del mondo. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel commentare l’accordo raggiunto al vertice G8 agricolo.

Siamo soddisfatti del fatto che sono state accolte le proposte del G8 Farmers Meeting organizzato dalla Coldiretti sulla necessità di combattere le speculazioni finanziarie e le distorsioni dei prezzi dal campo alla tavola migliorando l’efficienza della filiera agroalimentare, a difesa – sottolinea Marini – dei redditi delle imprese e del potere di acquisto dei cittadini nei paesi ricchi ed in quelli poveri.

Centralità dell’agricoltura nelle agende internazionali, investimenti pubblici e privati per sostenere il settore, una migliore gestione degli stock delle materie prime, regole certe nel commercio internazionale, produzione sostenibile di energia rinnovabile e meccanismi adeguati per la gestione dei rischi e delle crisi di mercato sono gli impegni contenuti nel documento che – continua Marini – abbiamo sostenuto con convinzione.

E’ molto importante infine – conclude Marini – l’impegno per combattere il dramma della fame che colpisce un miliardo di persone e per favorire la crescita delle agricolture dei paesi meno sviluppati anche attraverso la lotta al nuovo colonialismo che si manifesta attraverso l’acquisto o il leasing dei terreni agricoli. Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Giappone, Arabia Saudita e Cina per garantirsi l’approvvigionamento alimentare di fronte alla crisi mondiale hanno acquistato nel 2008 terreni in paesi poveri per una estensione pari a 7,6 milioni di ettari, piu’ della metà della superficie agricola coltivata in Italia.


LA CARNE BOVINA A 360° NEL PROGRAMMA DI MEATITALY

In un periodo in cui il settore della carne bovina sta attraversando un momento di crisi dovuto principalmente all’aumento dei costi di produzione (la sola voce “alimentazione” ha registrato in media un aumento del 30-40%), l’intera filiera continua una produzione di qualità pianificando strategie che permettano di dare il giusto valore all’eccellenza che esce dalle aziende del settore.

Tre risultano essere i principali nodi da sciogliere per far fare un balzo in avanti al comparto: comunicare efficacemente al consumatore l’alta qualità del prodotto italiano e le reali caratteristiche nutrizionali di una carne sempre più magra e salutare; aprire nuove strade commerciali alle aziende, soprattutto verso l’estero; mantenersi aggiornati e continuare ad investire in nuove tecnologie e attrezzature.

Per pianificare azioni comuni mirate a superare queste problematiche, l’intera filiera si riunirà a Cremona nell’ambito di MeatItaly, dal 22 al 25 ottobre 2009, l’unica manifestazione in Italia a coinvolgere l’allevatore come il veterinario, il mangimista come il macellatore, il trasformatore come la distribuzione.

MeatItaly, oltre ad una vasta panoramica sulle attrezzature più innovative, proporrà moltissimi spunti di confronto sulle tematiche più attuali del settore, e lo farà coinvolgendo tutte le principali Associazioni e Istituzioni del comparto, a partire dal Ministero della Salute e dalla Nutrition Foundation of Italy, che associa nomi come Ferrero, Nestlé e Barilla, e che si occupa di studiare le scelte di consumo e le tendenze alimentari.

Nel programma di MeatItaly si parlerà infatti in modo approfondito del consumatore e della sua sicurezza, del delicato rapporto tra l’allevamento e il prodotto finito, di certificazione, etichettatura e innovazione di prodotto.

Per la prima volta tutta la filiera si unisce e collabora per dare nuova forza a tutto il settore.