Monthly Archives: August 2009

Coldiretti: gli italiani al rientro delle vacanze con 2 Kg in più

Vacanze: italiani al rientro con 2 Kg in più

Al rientro dalle vacanze piu’ di quattro italiani su dieci (42 per cento) hanno la necessità di smaltire almeno due chili in piu’ accumulati per i troppi banchetti estivi. E’ quanto emerge dal sondaggio on line effettuato dal sito www.coldiretti.it per verificare gli effetti delle ferie sull’aspetto fisico.

Se al rientro in città tendono a prevalere i casi di sovrappeso, sono però ben il 25 per cento coloro che si sentono in perfetta forma in quanto – sottolinea la Coldiretti – hanno alternato sport e attività fisica al buon mangiare durante la pausa dal lavoro. Appena il 3 per cento è invece dimagrito perché ha invece sofferto la mancanza di cibi adeguati al proprio gusto nel luogo di villeggiatura, mentre – precisa la Coldiretti – il 30 per cento si dice non interessato al proprio peso perché il riposo era la cosa piu’ importante.

Le recenti vacanze – continua la Coldiretti – sembrano dunque aver aggravato la già precaria forma fisica degli italiani tra i quali ci sono ben quattro milioni di obesi, in aumento del 25 per cento negli ultimi 15 anni, piu’ diffusi al sud e tra gli uomini over 40 anni.


Una situazione che è anche il risultato del fatto il 28 per cento degli italiani conduce uno stile di vita sedentario mentre solo il 10 per cento mangia frutta cinque volte al giorno secondo le regole della sana alimentazione. Non si tratta in realtà solo di aspetto fisico poiché l’aumento di peso – precisa la Coldiretti – è un importante fattore di rischio per molte malattie come i problemi cardiocircolatori, il diabete, l’ipertensione, l’infarto e certi tipi di cancro.

Con il rientro dalle ferie sono in molti – sottolinea la Coldiretti – a cercare di recuperare la forma perduta attraverso l’attività fisica e l’alimentazione che sono le due cause principali del sovrappeso. I prodotti base della dieta mediterranea a partire dal consumo di frutta e verdura possono aiutare a recuperare la forma perduta ma sono anche considerati indiscutibilmente come essenziali per garantire una buona salute soprattutto per la crescita nelle giovani generazioni.

Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani – conclude la Coldiretti – di conquistare fino ad ora il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea.

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Le aziende agricole italiane scontano il gap del dimensionamento

 

Nonostante le difficoltà del settore primario, la parola d’ordine è “guardare avanti e fare lobby per crescere. In agricoltura, spazi per fare questo mestiere ce ne saranno”. È questo il messaggio di Marco Saraceno, presidente nazionale dell’Anga, i giovani agricoltori di Confagricoltura, nella sua visita a Mantova, per i 50 anni dell’Anga provinciale, guidata da Davide Lorenzi.

Certo, secondo Saraceno in Italia bisognerà colmare il gap del dimensionamento. “Rispetto alle aziende agricole francesi, che possono contare su una superficie media di 40 ettari – specifica Saraceno – le aziende italiane superano di poco i 6 ettari: troppo piccole”. Per i giovani agricoltori, tuttavia, nuove possibilità di crescita potranno essere sviluppate con l’assegnazione dei terreni demaniali. “Una battaglia proposta dall’Anga già con l’allora ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro e sostenuta con forza anche da Confagricoltura, direttamente dal presidente Federico Vecchioni – puntualizza il numero uno di Anga – e che costituisce uno strumento per rilanciare la competitività delle imprese agricole guidate dai giovani. Ora servirà attendere la mappatura dei terreni demaniali”.


Sul fronte delle iniziative promosse dall’Anga, Saraceno ricorda la nascita e l’affermazione di Agriturist e – più recentemente – di Agroenergia. “E’ grazie ai nostri giovani che ora le imprese agricole possono contare per 15 anni su un contributo di 0,28 euro al kw/h”.

Secondo il presidente Saraceno le imprese agricole dovrebbero poter contare su alcuni correttivi relativamente ai Piani di sviluppo rurale. Allineati su questa opinione il presidente lombardo dell’Anga, Alessandro Vecchi, e quello mantovano Davide Lorenzi. “Purtroppo il Psr 2007-2013 non ha predisposto misure sufficienti per i giovani agricoltori, mentre altre sono state sotto-utilizzate – ricorda Vecchi -. Speriamo che in corso d’opera, grazie anche al dialogo proficuo che da tempo Anga Lombardia ha instaurato con il Pirellone, vengano adattate al meglio le misure”.

Carrellata sui problemi dell’agricoltura virgiliana per il presidente provinciale dell’Anga di Mantova, Davide Lorenzi. “Il prezzo del latte è al di sotto dei costi di produzione – sostiene Lorenzi – così come le mercuriali dei suini non accennano ad una ripresa”. Inoltre, è molto forte in Pianura padana il problema della diabrotica del mais. “Negli Stati Uniti l’hanno ribattezzata “billion dollar bug”, l’insetto da un miliardo di dollari per i danni causati nei campi – specifica la vicepresidente lombarda, Francesca Picasso -. Da noi sta provocando cali produttivi dell’ordine del 30 per cento”.

Presente all’evento anche il presidente di Confagricoltura Mantova, Sergio Cattelan: “Grazie ai giovani dell’Anga possiamo sempre contare su idee innovative e un forte spirito di iniziativa”.

 

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Produzione di energie rinnovabili: l’agricoltura lancia un piano di investimenti

L’agricoltura lancia un piano di investimenti per la produzione di energie rinnovabili

L’ultimo rapporto dell’ENEA, elaborato sui dati 2008, sottolinea: “Le energie rinnovabili rappresentano un’importante opportunità industriale oltre che una fonte di energia alternativa. L’investimento nel settore è molto cresciuto negli ultimi anni, fino a raggiungere nel mondo i 160 miliardi di dollari e dare occupazione a quasi 4 milioni di addetti”. In questo quadro generale cresce la richiesta di strategie energetiche sostenibili e il consenso è molto alto per chi investe nell’ energia verde.

Sull’argomento è intervenuto oggi il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, nel corso della tavola rotonda “Per non restare al verde”, organizzata nell’ambito della manifestazione “Cortina In ConTra Estate 2009”, il prestigioso “think-tank” ideato dal giornalista Enrico Cisnetto.

“Seguendo il green new deal lanciato da Obama – ha detto Vecchioni – anche il settore agricolo vuole contribuire sempre più a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale e diversificare le fonti energetiche”.

Un importante passo operativo su vasta scala in Italia è stato fatto Confagricoltura, creando la prima rete che produce biomasse di origine agricola, con 120 imprese, 600 milioni di investimento e 170 megawatt di potenza installata. Tutto ciò che è legato alle energie rinnovabili noi lo vediamo come una integrazione di reddito e una riduzione dei costi per le nostre imprese. Ma non riteniamo questo percorso né risolutivo, né esaustivo in termini di impatto sul clima. La nostra, in proposito, è una visione laica ed economica, non ideologica”.


“Il completamento del quadro normativo sulla produzione di energia da biomassa – ha proseguito il presidente di Confagricoltura – darà nuovo impulso allo sviluppo in questo settore. Un sistema di incentivi chiaro e stabile negli anni, infatti, consentirà alle imprese di pianificare gli investimenti nel lungo periodo. Tenendo presente che, superato il passaggio iniziale, più le tecnologie avanzano, più il ricorso agli incentivi può essere ridimensionato. La comunità agricola diventerà quindi un alleato ancor più prezioso all’interno di un disegno che consente una riformulazione economica del rapporto col territorio. Purtroppo – ha sottolineato Vecchioni – 600 milioni di euro dei fondi rotativi, ossia i finanziamenti di credito agevolati per le imprese che vogliono promuovere sistemi di cogenerazione ad alta efficienza, giacciono fermi, mentre le imprese di Confagricoltura sono pronte ad entrare in questa partita”.

Poi Vecchioni ha avvertito: “In tutto ciò va definitivamente modificato l’approccio ideologico che considera l’agricoltura non compatibile con la produzione di energia, a discapito di quella alimentare. Le moderne tecnologie, invece, consentono la coesistenza di entrambe le attività, senza contare che 350.000 ettari di terreno pubblico inutilizzati stanno per essere restituiti alla comunità agricola. Inoltre, a proposito della lotta alle emissioni di CO2 va ricordato che la maggior parte dei boschi italiani è privata”.

Un altro intervento di rilievo nel contesto dell’agroenergia è quello operato da Finbieticola, di cui Federico Vecchioni è presidente, con l’obiettivo di riconvertire e valorizzare il settore bieticolo-saccarifero attraverso lo sviluppo di attività imprenditoriali agricole innovative. “Con un investimento di circa 280 milioni di euro nei prossimi tre anni – ha spiegato Vecchioni – il progetto “Terrae” punta a mobilitare partner industriali e finanziari con una leva complessiva di un miliardo e mezzo di euro. Per lo sviluppo delle iniziative nel 2009 sono disponibili 41,3 milioni di euro, cifra che sale a circa 115 milioni di euro per ciascuno dei due anni successivi pari a un volume complessivo di 279,6 milioni di euro nel triennio. La quota maggiore è appunto riservata all’agroenergia, che assorbe il 79% degli investimenti”. Il 16% è rivolto allo sviluppo dell’area agroalimentare e il 5% ai servizi.

“Il progetto – ha proseguito il presidente – si svilupperà attraverso tre società operative a cui faranno capo 21 divisioni. Nove di queste opereranno nella produzione di energia elettrica e biocarburanti. Una particolare attenzione viene dedicata al settore delle fonti rinnovabili, visto che l’agricoltura italiana ha notevoli margini di sviluppo e può fare molto per contribuire ad abbattere le emissioni di CO2. La costruzione di un futuro sostenibile non può prescindere dalla promozione di azioni che siano in grado di conciliare le esigenze della crescita economica ed occupazionale con le ragioni dell’ambiente, creando così quel sistema di reciproche opportunità tale da orientare le politiche di gestione verso una comune visione di sviluppo”.

Questo è anche il motivo per cui Finbieticola SpA, ha firmato il Patto per l’Ambiente con la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Ambiente il 7 luglio 2009 congiuntamente ad altre 10 imprese impegnate nei settori dell’energia, all’industria, dei trasporti e dell’agricoltura quali Autostrade per l’Italia SpA, Edipower SpA, Edison SpA, ENAC SpA, Enel SpA, Eni SpA, Ferrovie dello Stato SpA, Italcementi SpA, Sorgenia SpA, Terna SpA. L’accordo tra le 11 imprese, vuole contribuire, con 12 miliardi di investimento, alla diversificazione delle fonti energetiche e consentire una riduzione delle emissioni di CO2 nel periodo 2009-2013, di circa 2.5 milioni di tonnellate/anno.

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Il settore agricolo è quello che resiste meglio alla crisi

Per quanto riguarda il PIL è l’agricoltura il settore più resistente alla crisi (- 1,6 % annuo)

Con una riduzione dell’1,6 per cento del valore aggiunto reale su base annua è l’agricoltura a dimostrare, tra i diversi settori, la maggiore tenuta nei confronti della crisi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi al primo semestre del 2009, in riferimento ai dati Istat sull’andamento del Pil in Italia.

A incidere sul calo del valore aggiunto agricolo è stata – sostiene la Coldiretti – la discesa del 5 per cento della produzione totale agricola nel secondo trimestre del 2009 per effetto di una forte contrazione delle coltivazioni vegetali del 7 per cento e di un calo del 3,3 per cento nelle attività di allevamento nel secondo trimestre dell’anno. Ma soprattutto – precisa la Coldiretti – hanno inciso le pesanti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che hanno provocato un calo dei prezzi agricoli del 16 per cento a giugno mentre sugli scaffali c’è stato un aumento dell’1,4 per cento dei prezzi di vendita al consumo dei beni alimentari.

Una situazione che non ha permesso al settore di cogliere i primi segnali di ripresa che vengono dalla tavola con le quantità di prodotti alimentari acquistati dalle famiglie italiane che – conclude la Coldiretti – fanno segnare un incoraggiante aumento dell’1,5 per cento nel semestre del 2009 dopo il calo che si era verificato lo scorso anno.

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