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In diminuzione l’uso dei fitofarmaci in agricoltura

E’ in costante diminuzione l’ uso dei fitofarmaci. Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati Istat, diffusi oggi, sulla distribuzione per uso agricolo dei prodotti fitosanitari nel 2009 (-1,6% nel 2009, -6,8% nel decennio 1999-2009). Anche i principi attivi contenuti nei preparati distribuiti per uso agricolo diminuiscono (-8%).

«L’impegno per la riduzione e per il corretto uso dei fitosanitari, che permette di avere prodotti di assoluta sicurezza, rispettosi dell’ambiente ed economicamente sostenibili sta dando risultati molto positivi». Lo sottolinea Confagricoltura che ricorda come dati confortanti siano venuti anche dal “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti di origine vegetale nel 2009” del Ministero della Salute da cui emerge che più del 99% della frutta e degli ortaggi prodotti oggi in Italia sono in totale sintonia con la legislazione vigente, mentre la media europea di campioni irregolari nel 2009 si è attestata al 3,2%.

«Sono importanti – ad avviso di Confagricoltura – le innovazioni tecnologiche che si stanno mettendo in atto, sostituendo molecole di vecchia concezione con principi di nuova generazione a ridotto impatto ambientale, o con l’impiego di macchinari di irrorazione con nuove funzionalità».

61 proposte per cambiare il volto all’agricoltura italiana

«Il nostro obiettivo è aumentare la produttività del lavoro e dell’ impresa agricola andando incontro alle esigenze del Pil nazionale. Se cresce l’agricoltura cresce l’economia ed il Paese». Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni presentando, con una conferenza stampa, un disegno organico di riforma normativa del settore agricolo.

Un pacchetto di 61 proposte da recepire attraverso atti normativi, operato con una visione complessiva del settore e delle risorse disponibili. Le ha presentate oggi, in una conferenza stampa, il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni. «Quella contenuta nel nostro progetto ”Futuro Fertile” ha detto – è una riforma che intende creare le condizioni per rendere il quadro normativo all’altezza delle sfide di mercato che l’imprenditore agricolo, sia esso ditta individuale o società di capitale, deve realizzare in termini di ristrutturazione e riorganizzazione della propria attività economica».

Quello definito da Confagricoltura è un progetto “a budget” definito, che punta tra l’altro: allo snellimento normativo, alla semplificazione burocratica, alla riorganizzazione produttiva, che definisce il rapporto agricoltura-ambiente, rilancia l’agroenergia, favorisce l’insediamento dei giovani in agricoltura ed il ricambio generazionale, dà efficienza ai settori produttivi, realizza un’offerta organizzata, riposiziona il settore primario nelle filiere di prodotti agroindustriali.

L’obiettivo è anche quello del recupero di efficienza e del risparmio di spesa che permette quindi di spalmare le risorse recuperate su altri capitoli che ne hanno bisogno. Si rivela così, ad avviso di Confagricoltura, una riforma al 90% a costo zero per lo Stato, ma i cui effetti sono enormi per creare un contesto più favorevole e rilanciare su nuove basi l’ agricoltura italiana.

«Non si veda quello presentato come uno studio accademico – ha aggiunto Federico Vecchioni – il nostro è un impegno progettuale improntato alla concretezza, con proposte immediatamente spendibili per ridisegnare il volto dell’agricoltura italiana; le nostre sono iniziative razionali, asettiche e non ideologiche, tecnicamente condivisibili da tutti gli agricoltori italiani, indipendentemente dalla “casacca sindacale” che indossano, perché sono dirette a dare più reddito, più efficienza, più competitività. Sottolineo che le nostre sono proposte “aperte”, integrabili con il contributo di tutti quanti vorranno coadiuvare il nostro sforzo propositivo».

«Confagricoltura – ha concluso il presidente – vede il suo ruolo non come mero organismo rivendicativo, ma come sindacato progettuale, che vuole ridisegnare il futuro del settore e delle imprese, aggiornando gli strumenti, le regole ed i contesti ai nuovi bisogni ed alle nuove sfide di mercato».

Confagricoltura: la paura per gli Ogm viene dalla non conoscenza

I cittadini percepiscono come minacce per la salute, la qualità dell’aria (39,1% degli intervistati), i mutamenti del clima (24,4%), i virus e le pandemie (23,8%), e solo più di un italiano su dieci vede come rischio la diffusione dei cibi Ogm (11,7%). Il dato emerge da un sondaggio dell’Osservatorio Scienza e Società, presentato a Venezia in occasione della Sesta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza. Gli scienziati a congresso hanno invitato «a ripensare con maggiore realismo il ruolo dell’informazione sui temi della salute».

Per quanto riguarda i dati sullo “spettro Ogm” Confagricoltura pone in evidenza il collegamento, che emerge dal sondaggio, tra percezione del pericolo biotech per la salute e grado di istruzione degli intervistati; i laureati sono meno allarmati della media dalla potenziale diffusione di cibi Ogm (che tra di loro preoccupa solo il 4,9%).

Insomma la “paura” viene dalla non conoscenza. E Confagricoltura cita anche un’indagine condotta da Ispo da cui emerge che il 40 per cento degli Italiani non conosce il significato esatto della parola Ogm. Tra i giovani di età compresa tra 18 e 24 anni questa percentuale sale addirittura al 70%.