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I prezzi agricoli in calo

 

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INDUSTRIA: COLDIRETTI, – 12 % PREZZI AGRICOLI ALLA PRODUZIONE

I prezzi dei prodotti agricoli alla produzione sono in piena deflazione con un calo del 12 per cento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea ad Ottobre, in occasione dei dati Istat sulla produzione industriale. Le quotazione alla produzione sono calate – sottolinea la Coldiretti – del 20 per cento per i cereali, del 22 per cento per la frutta, del 15 per cento per il vino, del 14 per cento per la carne suina e del 12 per cento per i lattiero caseari, ad ottobre rispetto all’ultimo anno. Una situazione che – conclude la Coldiretti – sta mettendo a rischio il futuro delle aziende agricole e con esso quello delle coltivazioni ed allevamenti Made in Italy con una riduzione stimata del Valore aggiunto agricolo pari al 5,2 per cento per una perdita complessiva di 1,5 miliardi nel 2009.


ARANCIATA SENZA ARANCE: SODDISFATTA CONFAGRICOLTURA PER L’ABROGAZIONE DELLA NORMA ALLA CAMERA

Confagricoltura esprime profonda soddisfazione per l’abrogazione – da parte della Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera nell’ambito dell’esame della legge comunitaria 2008 – della norma che avrebbe permesso ai fabbricanti di bevande al gusto di agrumi di derogare all’obbligo della legge 286/61 di impiegare un contenuto minimo del 12% di succo di arancia e quindi di fatto a poter utilizzare aromi e coloranti.

Sono state quindi accolte le richieste avanzate da Confagricoltura e fatte proprie dal Governo e dalla Commissione Agricoltura della Camera e che ora hanno trovato accoglimento in Commissione Politiche dell’Unione Europea. Il provvedimento deve andare all’esame dell’Aula e quindi ritornare al Senato dove la norma era stata introdotta nel silenzio generale.

“Si è scongiurato – dice Confagricoltura – un danno per i produttori ed i consumatori. Il danno potenziale all’agrumicoltura sarebbe stato di svariate decine di milioni di euro ed i consumatori italiani sarebbero stati indotti in inganno, credendo di acquistare bevande contenenti agrumi che in realtà avrebbero contenuto solo aromi e coloranti senza tracce di arance o limoni”.

Confagricoltura si attiverà ora perché, al contrario, venga aumentato il contenuto minimo di succo di arancia nelle bevande.


ALIMENTARE: COLDIRETTI, TAROCCATI 2 PIATTI MADE IN ITALY SU 3

Il fatturato dei prodotti alimentari Made in Italy taroccati supera nel mondo i 50 miliardi di euro e si stima che oltre i confini siano falsi almeno due piatti “italiani” su tre serviti. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la ricerca dell’Accademia italiana della cucina che conferma il grave danno economico e di immagine provocato dalla pirateria agroalimentare che utilizza infatti impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva e culinaria nazionale.

I Paesi dove sono piu’ diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove – denuncia la Coldiretti – appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California.

Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita. Se in alcuni casi l’”inganno” è particolarmente evidente con l’offerta nei menu di “specialità italiane” come gli spaghetti alla bolognese completamente sconosciuti nella città emiliana o le fettuccine Alfredo che niente hanno a che fare con quelle del noto ristorante romano, in altri è piu’ difficile da scovare perché riguarda gli ingredienti di piatti dal richiamo familiare.

Le imitazioni del parmigiano reggiano e del grano padano sono con il Parmesan la punta dell’iceberg diffuso in tutto il mondo, ma c’è anche – sottolinea la Coldiretti – il Romano prodotto nell’Illinois con latte di mucca anziché di pecora, il Parma venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del Parmigiano Reggiano o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val d’Aosta, l’Asiago e il Gorgonzola statunitensi o il Cambozola tedesco imitazione grossolana del formaggio con la goccia. La lista è lunga – precisa la Coldiretti – anche per i salumi con la presenza sulle tavole del mercato globale di pancetta, coppa, prosciutto Busseto Made in California, ma anche di falsi salami Toscano, Milano e addirittura di soppressata Calabrese tutelata dall’Unione Europea come prodotto a denominazione di origine. E non mancano casi di imitazione tra i prodotti simbolo della dieta mediterranea come il Pompeian olive oil che non ha nulla a che fare con i famosi scavi, ma è prodotto nel Maryland, o quello Romulo dalla Spagna con la raffigurazione in etichetta di una lupa che allatta Romolo e Remo. Spaghetti napoletana, pasta milanesa, tagliatelle e capellini milaneza prodotti in Portogallo, linguine Ronzoni, risotto tuscan e polenta dagli Usa e penne e fusilli tricolore Di Peppino prodotti in Austria sono alcuni esempi di primi piatti taroccati mentre tra i condimenti risaltano i San Marzano: pomodori pelati “grown domestically in the Usa” o i pomodorini di collina cinesi e la salsa Bolognese dall’Australia.

Non sfugge al tarocco anche il vino simbolo del Made in Italy come il Chianti “clonato” nella Napa Valley in California mentre da ricordare anche l’Amaretto Venezia prodotto in Germania in una bottiglia la cui forma imita quella dell’Amaretto di Saronno, il caffè Trieste italian roast espresso prodotto in California con confezione tricolore come i biscotti Stella d’oro prodotti nello Stato di New York (USA). Per difendersi dai tarocchi il consiglio della Coldiretti è di verificare le etichette nelle confezioni quando è possibile, di dare una occhiata ai menu’ per controllare evidenti anomalie che dimostrano la mancata conoscenza della cucina Made in italy e soprattutto chiedere al ristoratore prima di ordinare per sincerarsi che il piatto che arriverà non deluderà troppo le attese. Bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che – conclude la Coldiretti – causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto per la tutela delle denominazioni dai falsi ma è anche necessario fare chiarezza a livello nazionale ed europeo dove occorre estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti alimentari.