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Latte fresco: la crisi colpisce quello di qualità

Latte fresco: la crisi colpisce quello di qualità

Crollano le vendite di latte fresco di alta qualità dell’ 8,22% nei primi quattro mesi del 2009. Lo segnala Confagricoltura, mettendo in evidenza andamenti regressivi del 3,41% nel 2007, del 5,12% nel 2008. Un dato che preoccupa gli imprenditori agricoli anche se, di contro, è accompagnato dalla crescita delle vendite del latte fresco (+5,67% nel quadrimestre 2009).

Molte, ad avviso di Confagricoltura, le cause che portano ad una disaffezione del consumatore. In primo luogo la crescita delle vendite nella GDO, in particolare nei discount, del prodotto a più contenuto costo unitario, ma a minore valenza qualitativa.

“Alta qualità – ricorda Confagricoltura – non è uno slogan, ma una precisa categoria merceologica. I requisiti necessari affinché il latte fresco pastorizzato sia definito di alta qualità sono così rigorosi che solo le aziende tecnologicamente più avanzate e sottoposte a severi controlli sono in grado di proporre questo tipo di latte”.

Per Confagricoltura occorre sensibilizzare il consumatore ed indirizzarlo sul prodotto di alta qualità che è sicuramente proveniente da “allevamenti italiani”; e che nasce dall’impegno, anche economico, dei produttori e della filiera a fornire un latte che oltre a salubrità e sapore ha caratteristiche nutrizionali particolari (con contenuto di proteine di 32 gr. di proteine/litro contro i 28 grammi per quello destinato al latte fresco pastorizzato).


INFLUENZA SUINI: COLDIRETTI, COMPERARE CARNE DI MAIALE E SALUMI

Acquistare carne di maiale e salumi italiani senza cedere alla paura ingiustificata è un comportamento di buon senso ma è anche un gesto di responsabilità per evitare di far chiudere senza ragione gli allevamenti italiani mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro, dalle stalle ai negozi. E’ questo l’appello lanciato dalla Coldiretti nel sottolineare che in Italia da almeno dieci anni non viene importata carne fresca, congelata o suini vivi dal Messico e che nei cinquemila allevamenti italiani non è stato riscontrato nessun caso di contagio di uomini o animali.

Con 31 chilogrammi per persona ogni anno la carne suina fresca o trasformata è – precisa la Coldiretti – la preferita dagli italiani che possono continuare ad acquistarla tranquillamente dopo i chiarimenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Ministero del Welfare italiano sul fatto che il consumo di carne suina è sicuro.

Un rischio vero per il nostro Paese in questo momento sono – sottolinea la Coldiretti – le paure ingiustificate che nel passato, per situazioni analoghe, hanno provocato senza ragione una psicosi nei consumi che è costata migliaia di posti di lavoro e miliardi di euro al sistema produttivo, con perdite stimate di 2 miliardi per la mucca pazza (2001) e di mezzo miliardo per il pollame con l’aviaria (2005).

Per questo vanno subito adottate senza indugi – sottolinea la Coldiretti – le misure già sperimentate con successo nel caso dell’ influenza aviaria a partire dall’obbligo di indicare della provenienza sulle etichette della carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina rispettivamente dopo le emergenze aviaria e mucca pazza. L’esperienza delle crisi del passato ha dimostrato che – conclude la Coldiretti – la trasparenza dell’informazione e la rintracciabilità in etichetta è il miglior modo per garantire i consumatori ed evitare la psicosi nei consumi.