Monthly Archives: January 2010

Mais ogm

Il Consiglio di Stato ha ordinato di completare le procedure di autorizzazione alla coltivazione di mais ogm ,geneticamente modificato bloccate, come ha affermato il ministero delle Politiche agricole, “nelle more dell’adozione da parte delle Regioni delle norme idonee a garantire la coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e transgeniche”.

La decisione del Consiglio di Stato costituisce una novità di tutto rilievo – commenta il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni -. Adesso l’Amministrazione ha novanta giorni per dare una risposta alle migliaia di agricoltori che vogliono sapere se è possibile o meno utilizzare anche in Italia le moderne biotecnologie di cui tutto il mondo, ma anche altri Paesi europei, usufruiscono”.

Si sblocca così l’impasse che caratterizza la vicenda nel nostro Paese. Sono anni, infatti, che non si provvede a disciplinare la materia rinviando il problema. L’episodio più recente è lo stop alle “linee guida” in materia di coesistenza che stavano per essere approvate dalla Conferenza Stato Regioni.

In Italia non si possono utilizzare, né per la coltivazione né per la sperimentazione quelle varietà transgeniche che hanno già ottenuto l’autorizzazione da parte delle istituzioni comunitarie per la parte che attiene agli aspetti sanitari ed ambientali.


“Il paradosso italiano – prosegue Vecchioni – è che, mentre si importano e si utilizzano notevoli quantità di derivati di mais e soia transgenici, ai nostri produttori si impedisce da anni di accedere a tali innovazioni. Con un ostracismo ideologico che richiama quel ‘no al nucleare’ che tanto è costato negli ultimi anni al sistema Paese. Intanto il contatore delle perdite dei maiscoltori continua a girare e anche la ricerca scientifica italiana rimane al palo”.

Beni confiscati

Mafia e beni confiscati: tornano alla legalità oltre 2000 terreni confiscati.

Stanno tornando alla legalità 2287 terreni agricoli, con fabbricati rurali ed edificabili, sequestrati alla mafia che rappresentano quasi un quarto dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati contenuti nella relazione 2009 del Commissario straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali, Antonio Maruccia, secondo la quale allo scorso 30 giugno erano 10.118 i beni, tra immobili e aziende, confiscati alla criminalità organizzata a partire dal 1996 per i quali tra il 2008 e il 2009 l ‘incremento medio annuo delle destinazioni rispetto al 2007 è stato del 42 per cento.

L’agriturismo realizzato dal sequestro di una delle case di campagna Totò Riina è solo un esempio dei tanti beni agricoli restituiti alla legalità per effetto degli accertamenti patrimoniali sulla mafia – afferma la Coldiretti – nel sottolineare che con la crisi finanziaria aumentano i rischi di investimenti malavitosi nei terreni agricoli che per la tendenza anticiclica rispetto all’andamento dell’economia potrebbero essere piu’ appetibili rispetto agli investimenti tradizionali.

Nelle campagne – sottolinea la Coldiretti – si assiste al moltiplicarsi di furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, del cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell’unione europea e caporalato.

Tra i fenomeni preoccupano – continua la Coldiretti – le intromissioni nel sistema di distribuzione e trasporto dei prodotti alimentari, carne e ortofrutticoli soprattutto, che danneggiano gli operatori sotto il profilo del corrispettivo pagato agli imprenditori agricoli e aumentano in modo anomalo i prezzi al consumo. Tali comportamenti, specie quando si registrano nei mercati in cui si concentra molta della produzione nazionale, causano effetti distorsivi su tutto il mercato nazionale; contribuiscono, in conseguenza dell’aumento ingiustificato dei prezzi al consumo che da essi deriva, alla diminuzione dei consumi delle produzioni nazionali e alla contrazione delle esportazioni.

Si registra anche – continua la Coldiretti – il ritorno dell’abigeato con il furto di circa 100mila animali da allevamento all’anno, quello dell’usura aggravato dall’andamento sfavorevole del settore in alcune aree, gli atti di vandalismo collegati ad estorsioni, mentre ha raggiunto dimensioni allarmanti anche la sottrazione di trattori e delle altre attrezzature agricole spesso con la formula del “cavallo di ritorno” che prevede di dover pagare per farsi restituire il mezzo.

La criminalita’ organizzata che opera nelle campagne secondo la direzione antimafia ”incide piu’ a fondo nei beni e nella liberta’ delle persone, perche’, a differenza della criminalita’ urbana, puo’ contare su un tessuto sociale e su condizioni di isolamento degli operatori e di mancanza di presidi di polizia immediatamente raggiungibili ed attivabili”. Si tratta dunque di lavorare – sottolinea la Coldiretti – per il superamento della situazione di “solitudine” invertendo la tendenza allo smantellamento dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio, ma anche incentivando il ruolo delle associazioni di rappresentanza attraverso il confronto e la concertazione con la pubblica amministrazione, perché la mancanza di dialogo costituisce un indubbio fattore critico nell’azione di repressione della criminalità. Non si può accettare che un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune, sia vittima – sottolinea la Coldiretti – di inquietanti fenomeni malavitosi e di mafia che umiliano uomini e il proprio lavoro e mettono a rischio la sicurezza dei cittadini in termini economici e sanitari. La qualità del Made in Italy – conclude la Coldiretti – dipende dalla qualità e dalla trasparenza dei processi produttivi che concorrono a realizzarlo.


Agricoltura finanziamenti

La Finanziaria 2010, pur avendo approvato importanti stanziamenti per l’ agricoltura finanziamenti, non ha prorogato il rifinanziamento delle agevolazioni tributarie per il riordino fondiario a favore della piccola proprietà coltivatrice.

L’agevolazione fiscale era in vigore dal 1954 e prorogata di anno in anno. “La sua soppressione – sottolinea Confagricoltura – è un fatto che compromette che compromette l’ammodernamento delle aziende agricole professionali”.

“La ricomposizione fondiaria – rimarca l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – è un passo necessario sulla strada della competitività. Oltre tutto bisogna incentivare l’opera degli agricoltori professionali rispetto ad altre categorie di soggetti che si affacciano sul mercato fondiario”.

L’agevolazione consisteva nell’applicazione dell’imposta catastale all’1% e dell’imposta di registro e ipotecaria in misura fissa, pari complessivamente a 336 euro. Dal 1 gennaio 2010 la tassazione in via ordinaria è pari al 18% del valore dichiarato (15% imposta di registro e 3% imposte ipotecarie e catastali).

Al momento resta utilizzabile solo l’istituto del “compendio unico” ad imposta 0 (che è un’agevolazione fiscale dal DLG 99/2004 per l’acquisto di fondi agricoli che impone però una serie di vincoli stringenti. Oppure c’è la strada del DPR 131/1986 che prevede l’applicazione dell’imposta di registro dell’8%, oltre alle imposte ipotecarie e catastali pari al 3% complessivamente.

Confagricoltura sollecita il Governo per il rifinanziamento immediato della piccola proprietà ed il definitivo consolidamento della norma all’interno del “Codice agricolo” all’esame delle Commissioni parlamentari e della Conferenza Stato-Regioni.


Settore Gdo

In Europa la media della quota di mercato alimentare dei cinque principali distributori del settore Gdo è oltre il 70 per cento. E’ quanto è emerso all’incontro tra il Presidente dell’Associazione degli agricoltori tedeschi (DBV), Gerd Sonnleitner, e il Presidente della Confederazione Nazionale COLDIRETTI, Sergio Marini a Monaco, il 27 gennaio 2010, per una riunione bilaterale al vertice. Il settore gdo, grande distribuzione commerciale – denunciano le due organizzazione leader in Italia e Germania – sfrutta il suo potere di mercato nei confronti degli agricoltori attraverso compensi inadeguati, termini di pagamento eccessivi, vendite sottocosto a carico dei fornitori, contributi ingiustificati alle spese pubblicitarie e insistenza sulla fornitura esclusiva. Una situazione che non consente in molti casi agli agricoltori di coprire i costi di produzione ed è quindi necessario secondo Coldiretti e DBV un intervento delle Istituzioni comunitarie nei confronti di un comportamento commerciale lesivo della concorrenza lungo la catena di approvvigionamento alimentare.

Per rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena alimentare, nell’ambito della catena alimentare, si rendono necessari dei miglioramenti urgenti. Occorre porre rimedio alla situazione attuale, nella quale l’agricoltore è l’anello più debole della catena produttiva ed è soggetto alla forte pressione esercitata sui prezzi. Oltre alla modifica del diritto della concorrenza e a una maggiore trasparenza sul mercato, si impongono – precisano Coldiretti e DVB – anche dei miglioramenti a livello di aggregazione dei produttori e delle strutture di trasformazione e di commercializzazione.

La commercializzazione regionale di prodotti agricoli e la creazione di circuiti economici regionali sono – secondo le due principali organizzazioni agricole in Italia e Germania – dei fattori importanti ai fini di un consolidamento della posizione degli agricoltori e delle zone rurali nel loro complesso. I prodotti agricoli tedeschi, italiani ed europei godono di un’eccellente reputazione e sono sinonimo di qualità, regionalità, freschezza e sapore. Essi sono ottenuti in maniera sostenibile e nel rispetto di norme che sono fra le più rigorose al mondo. A tal fine, è necessaria una politica di qualità dei prodotti alimentari comprensibile per i consumatori e praticabile per i produttori e i trasformatori.

Gli agricoltori europei svolgono molteplici funzioni, quali la produzione di derrate alimentari, la produzione di energia, la protezione del clima e la conservazione del paesaggio rurale. La sicurezza di approvvigionamento alimentare per 500 milioni di cittadini europei con prodotti europei di grande qualità deve continuare a essere, anche in futuro, un obiettivo centrale e strategico per l’Unione europea. Per conseguire tale obiettivo, è necessaria una politica agricola europea solida e dotata di un finanziamento adeguato. Nelle discussioni sul finanziamento della politica agricola comune (PAC), occorre tener presente che, attualmente, in tutta l’UE, soltanto lo 0,4% circa del PIL viene destinato al settore agricolo.